Rassegna storica del Risorgimento
RADETZKY JOHANN JOSEPH ; MILANO ; MOTI 1848
anno
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1939
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pagina
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994
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994 Giusappe Viazzoll
Nella copia pubblicata ncll'Archivio triennale leggiamo :
Alle 14 l'armistizio non era sloto concluso, perchè sino a questa tra nessuno dei membri del Governo provvisorio s'era presentato).
Qui termina la copia che cadde nelle mani del Governo provvisorio e che era pronta per essere inviala a Vienna, Nel quarticr Generale di Orzinuovi Radetzky continuò a scrivere il Rapporto.
L'armistizio non fu concluso e il combattimento continuò con grande ardore. Mi sono deciso di raccogliere tutte le truppe intorno a me e così attaccare Milano. L'esecuzione di questo piano avrebbe soffocato la rivolta, ma tutte le comunicazioni erano interrotte, gli emissari venivano attaccati ed uccisi, né si poti pensare a mandare degli informatori nei paesi vicini. Pane avevo per qualche giorno ancora e dalla città non potevo nulla ottenere, perchè le strade che conducevano al Castello erano chiuse dalle bar' ricate che facevo demolire, ma che poi vennero ricostruite; anche la carne ed il sale cominciarono a mancare perchè per raggiungere i-magazzini di rifornimento, ch'erano fuori della cinta delle mura, si dovevano sostenere dei combattimenti.
Alle 21 si diffuse la notizia che l'esercito piemontese s'era schierato lungo il Ticino e che gruppi di volontari avevano già passato il fiume. Dal confine svizzero e specialmente dalla Valtellina giunsero schiere di contadini armati, circa dieci mila, A Monza fu attaccato un battaglione del Reggimento Geppert, l'altro era entrato in Milano; esso perdette varie centinaia di soldati, la Cassa e il bagaglio. Pare che la medesima sorte sia toccata al Battaglione Warasdiner Kreutzer ed a due compagnie del Reggimento Prohaska a Como.
Così stavano le cose, quando riconobbi di non poter più rimanere a Milano, allora ordinai alla brigata Maurer, di stanza a Magenta e alla brigata Strassoldo di Saranno colle quali era ancora in comunicazione, d'unirsi alle mie truppe; mentre io avrei combattuto in città. Il generale Wòhlgemuth e il conte Ciani difesero le mura, mentre l'artiglieria ricevette l'ordine da me di distruggere tutti gli edifici lungo i bastioni, moki dei quali furono presi di assalto alla baionetta. *) Se avessi avuto viveri per alquanti giorni, allora Milano sarebbe caduta nelle mie mani, ma si terrà più a lungo di me. Grande era la stanchezza delle truppe, ma lo spirito era alto.
22 marzo 1848.
Devo evacuare Milano, questa è la più triste ora della mia vita! tutto il paese è in rivolta, sono minacciato alle spalle dal Piemonte, tutti i ponti sono tagliati e non ho legname da costruzione né mezzi di trasporto. Non so cosa succeda alle mie spalle. Io mi ritirerò verso Lodi per evitare i grandi centri. La mia ritirata sui bastioni sarà difficile, perchè il mio cariaggio è molto pesante e i funzionari civili e militari che si sono rifugiati nel Castello, vogliono venire con me. La mia ritirata avviene questa notte in cinque colonne, i generali Wòhlgemuth e Cium, che hanno distrutto quanto appartiene
0 II 22 marzo veniva occupato la Caserma di S. Sempliciano ove si trovava un deposito di munizioni e la Caserma di San Vittore. Gli austriaci attaccavano a Porta Ticinese, a Porta Tosa, a San Celso e alla Vcttabbia. I cittadini scalarono le mura a Porta Vicentina ed avanzarono verso Porta Ticinese. A Porta Tosa si voleva prendere di fianco e di fronte il nemico, per aprirsi un varco e lasciar entrare i bergamaschi e i brianzoli.
La Porta fu presa dopo dura lotta; fu piantata la bandiera da Luciano Manara..