Rassegna storica del Risorgimento

COZZOLINO CREMONA ITALA
anno <1939>   pagina <1005>
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Libri e periodici 1005
MARGARET C.W. WICKS, The ftatto exihs in London 1816-1848; Manchester Man­chester University Press, 1937, in 8, pp. XV-316.
Questo bel volume è il secondo della serie italiana pubblicata dall'Università di Manchester ed è dovuto ad una scrittrice, Margaret Wicks, che, conoscendo molto bene l'Italia e l'italiano, ha saputo penetrare profondamente nello spirito dei nostri esuli, e, senza falsa retorica, seguirli nelle loro idealità, scendere nella loro orgogliosa miseria, per comprenderne le gioie e i dolori morali e materiali. Il libro si ferma al Quarantotto e quindi abbraccia il periodo meno ricco quantitativamente, ma quali­tativamente più importante della nostra emigrazione. L'A. ricostruisce l'ambiente inglese nel quale vissero i nostri patrio Li i, documentando le sue parole su fonti edite e inedite sia italiane sia inglesi (e questa è la parte più intéressante del lavoro) ricercate pazientemente in archivi pubblici e privati.
Il volume comincia con due capitoli dedicati ad Ugo Foscolo, il primo degli esuli nostri in Inghilterra, colui che, per ripetere le parole della Wicks non contento di accettare l'ospitalità offertagli come tributo al suo genio, cercò di prendere il suo posto come uguale fra i ricchi membri della nobiltà inglese, e rovinò, in questo tenta­tivo, la sua salute ed il suo patrimonio. Beco perciò dipinta la società elegante del­l'epoca gli amici e le amiche del poeta, alcuni dei quali ci parlano direttamente attraverso una serie di documenti, come William Stuart Rose e Lord Holland: tre sono poi le lettere del Foscolo, indirizzate due al Hobhouse ed una al Russell. Una interessante appendice tende infine a svelare il mistero di Floriana.
Col terzo capitolo passiamo invece all'ambiente italiano che frequentò la casetta del Foscolo e vi trovò i primi aiuti. Guglielmo Pepe (che ebbe l'onore di una posi­zione personale nell'Archivio londinese di polizia), il Carrascosa, e, fra i Lombardi, Luigi Porro, Giuseppe Pecchio, Filippo Ugoni, Giovita Scalvini, Giovanni Arrivabene, G.F. De Meestcr. il Dal Pozzo, il quale entrò in relazione molto cordiale con Lady Elliott, Come dimostrano le varie lettere che qui si pubblicano. Nell'ambiente foscoliano una figura meritava, però, maggior rilievo: Santorre di Santarosa, che rimase nell'isola ospitale dal 1822 al 1824 soltanto, ma vi trovò tesori di amicizie che ne sollevarono il triste esìlio. A lui è dedicato il quarto capitolo. La serie copiosa delle lettere sue alla famiglia Austin, e soprattutto a Sarah, scritte in inglese prima, poi in italiano, ci mostrano qua! fraterno affetto egli avesse saputo ispirare in quella casa, sempre aperta a tutti i nostri connazionali e centro di tutte le iniziative in loro favore: sottoscrizioni, ricerca di. lezioni o di impieghi che venissero incontro decorosamente alle necessità della loro vita quotidiana. lid è per questo senso di affinità spirituale con rallora nascente ambiente liberale inglese che alcuni dei nostri si fermarono nell'isola e la considerarono come una seconda patria. Basti l'esempio di Antonio Panizzi.
Egli divenne eguale a coloro fra i quali viveva, pensò come loro, agì come loro, ma. mantenne intatto il suo amore per l'Italia. Animato da una forza di volontà inflessibile, cominciò il difficile tirocinio dell*insegnamento dell'italiano prima in provincia, a Livcrpool, poi all'Università di Londra, finché nel 1830 non entrò nel British Mnsenm, dove doveva lasciare mirabili prove delle sue qualità di organizzatore e di costruttore.
Ci allontaniamo sempre più dall'ambiente foscoliano colle pagine che, pur cominciando con Gabriele Rossetti, seguono il soggiorno inglese di Pcpoli, di Gallenga, di Gambardella. per arrivare infine a Giuseppe Mazzini. Sui primi tristi anni del suo lungo soggiorno londinese, passati in un voluto isolamento, poco di nuovo, potè tro­vare hi Wicks, ma ella sa dipingere con garbo e comprensione gli sforzi che l'apostolo sostenne per fondare la scuola italiana, aiutando quei poveri emigrati, che, non cause politiche, ma materiali, avevano portalo a lasciare la Patria, e quindi rimanevano abbandonati da tutti. Giustamente è tratteggiata anche l'amicizia che legò il Mazzini
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