Rassegna storica del Risorgimento
1837 ; FRANCICA DI PANCALI EMANUELE ; SIRACUSA
anno
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1939
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pagina
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1057
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Memorie dei moti del 1837 in. Siracusa 1057
donde si rileva che la povera Siracusa era caduta in una vera IprJQ fonda anarchia, e che la colpa di quegli eccessi si deve unicamente imputare alle Autorità che l'abbandonarono e alla Polizia che si fece fomentatrice di disordini. Come potea, infatti, quel popolo, vessato ed oppresso dalla tirannide, non ismarrire la ragione quando i funzionari erano i primi a prestar fede al veleno; quando essi furono pronti ad allontanarsi dalla città ritirandosi in campagna e nei paesi vicini; quando il general Tansi, comandante la guarnigione, lèi rinchiudeva vilmente nel castello come se nulla avvenisse al di fuori ?
Alcune delle lìnee principali dell'interessante manoscritto, richiamano maggiormente la nostra attenzione.
Il Pancali lamenta, anzitutto la disgrazia di Siracusa di non avere avuto mai a magistrati personaggi che volessero e sapessero con energia sostenere l'alto ministero di bene amministrare quella provincia ed aggiunge che in tale ahbiezionc era caduta la carica di patrizio, ossia primo magistrato della città che ognuno negava, e faceva a tutt'uomo sforzi per dimettersi da quell'incarico ; ch'era mai sempre sciagura non trovarsi un condegno e generoso cittadino, che volesse assumere quel ministero a benefizio dei suoi compatrioti con cui avea comuni il Cielo, i bisogni, gli affetti del cuore.
Egli, tornato da poco da Palermo, per l'amor della patria così vivo in lui e per le preghiere degli amici che poi l'abbandonarono nel momento del pericolo, accettò la difficile carica che gli fu cagione in seguito di tante amarezze, poiché, oltre ai pericoli corsi nei giorni funesti dell'anarchia, quando ebbe a rimanere solo contro la marea irrompente di un popolo furibondo, fu sottoposto, appena domata la rivolta, ad un consiglio di guerra e per miracolo sfuggì la morte. E qui il generoso patrizio osserva malinconicamente come gli impiegati del Governo, i quali abbandonarono il posto durante l'epidemia, non furono destituiti, anzi ebbero premi e favori, ed egli, invece, che rispettò la legge, corse il rischio di perdere la vita; prima fu chiamato a domicilio forzoso in Napoli ed indi fu punito con l'esilio per dieci anni.' E dire che quegFiinpiegati stessi avean seminato le dicerie infami sul veleno, accendendo la fantasia popolare con le descrizioni paurose del lazzaretto e dell'ospedale, dipinto a neri colóri dalla Polizia ! Destasi il ricordo delle stupende pagine manzoniane sulla peste di Milano e sui famosi untori ,
iLa presenza del Pancali scongiurò certo guai ben maggiori che avrebbero immancabilmente desolata la infelice Siracusa. Egli era amato e stimato dal popolo che lo chiamava padre; egli era accolto
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