Rassegna storica del Risorgimento
1837 ; FRANCICA DI PANCALI EMANUELE ; SIRACUSA
anno
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1939
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pagina
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1059
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Memorie dei moti del 1837 in Siracusa 1059
Educato in tale atmosfera, con una tradizione patriottica di famiglia che risale ai miei avi, ancora .adolescente parlai in pubblico commemorando i grandi siracusani del Risorgimento, fra i quali Salvatore Gnindemi, storico e poeta, dinanzi alla lapide della casa natale che lo ricorda (e le mie calde parole furono coronate dall'abbraccio affettuoso del garibaldino Giorgio Tamajo, allora prefetto della città), ed Alessandro Bizza, medico e naturalista, nella sede della Società degli Orticultori che s'intitolava al suo nome. Il Rizza era poi la figura maggiormente esaltata da mio padre, non solo per il suo valore di Scienziato, ma anche per la sincera convinzione e per il modo con cui sostenne, in tempi bui, l'idea nazionale sfidando ogni pericolo; prova ne sia un particolare che egli mi' narrava, cioè la spontaneità con cui, senza esitare, lo invitò a portare a casa sua, per nasconderlo, un cannone (credo di piccolo calibro), che nessuno dei liberali voleva accogliere per timore di guai.
Siracusa, nel tempo della mia adolescenza, cominciava ad uscire da quello stato di torpore e di abbandono nel quale era caduta dopo la condanna iniqua dei Borbone, ma era rimasta con i bastioni che la cingevano e talmente colossali da soffocarla, con le sue porte ed i suoi ponti sui canali che la isolavano completamente. Era una delle cittadelle più. importanti del Regno delle Due Sicilie, e rimaneva stretta, pigiata come una città mussulmana nel dedalo delle sue viuzze dove solo emergevano le chiese ed i vecchi palazzi baronali. Sembrava che ancora pesasse la tetra aria di morte del 18371
Mio padre sentiva in cuore suo il peso delle fortificazioni spagnole per lui simbolo di una esosa tirannide, ed anelava alla liberazione ed alla lucei
E difatti gioì quando il piccone si sferrò sui baluardi ed un nuovo quartiere sorse sulla loro area, con vie larghe ed ariose. Ma nella furia demolitrice non furono ahimè risparmiate le belle porte ricche di marmi e di stemmi che nel loro primo barocco spagnolo palesavano la mano sapiente di un artista.
È un rimpianto, purtroppo, che oggi ritorna spontaneo alla memoria, e fa pena osservare i frammenti sparsi entro il recinto del Ginnasio Romano oltre a quelli da me fatti trasportare a Palazzo Bellomo quando sognavo di veder nascere il Museo artistico siracusano !
Il manoscritto del Bancali, uomo di dignitosa coscienza e netta , il vecchio carbonaro è cospiratore, esule e proscritto, probabilmente non estraneo alla Giovine Italia , che il mio compiantò amico