Rassegna storica del Risorgimento
1837 ; FRANCICA DI PANCALI EMANUELE ; SIRACUSA
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1939
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1061
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Memorie dei moti del 1837 in Siracusa 1061
SIRACUSA NEL COLERA DEL 1837
Gravato d'anni, gittate in esilio per la causa più nobile che potea concepire la mia mente, allettare di prestigi il cuor mio, tormentato da grandi passioni, fiaccata la salute, rovinata la mia piccola fortuna, ma lieto della mia coscienza, accetto sereno la sventura che mi è toccata; rassegnato del pane amaro dell'esilio, mi spingo innanzi cornei! pellegrino con fede indomita, con salda speranza, con santa carità, alla meta. Ringrazio il Cielo di avermi collocato nella parte degli oppressi, ove sta virtù, dove sia 1 avvenire dell Italia; animoso imprendo a scrivere la storia dell'infelice Siracusa nel 1837.
1. - Allo scorcio del 1836 tutta Sicilia era agitata per l'oppressione del tiranno Governo, e spaventata di un morbo, che mietuto avea più popoli, e tanto flagello minacciava nel continente del Regno. Grande fu hi scossa dello spirito allorché si stese in Napoli, ove destando l'interesse, il timore* tutt'attrasse l'attenzione nelle popolazioni di Sicilia. Egli è il vero, che nei gravi mali la prima causa, che si affaccia alla mente della plebe, è il sospetto di un grave delitto: non ci trattenghiamo a giustificare, che le grandi epidemie hanno con sé avuta compagna l'illusione di veleni; abbastanza la storia ce ne ha dato degli esempi, che han fatto rompere la plebe in disordini, ed eccessi.
Fu allora imposto a Siracusa, come a tutte le citta marittime della Sicilia, un rigoroso cordone sanitario, e provvedimenti, che la suprema Deputazione emanava, quanto buoni, e proficui a popolose città, di scarso, e breve littoralc, altrettanto riuscivano penosi, e difficili per la popolazione di Siracusa di un littoralc il più esteso della Sicilia; una costiera a quasi trenta miglia era a guardarsi, ad ogni miglio una baracca custodita da due prezzolati, e sorvegliati da cinque individui, che ne avevano l'ispezione. In pochi gravava il peso del cordone, ogni cinque giorni era a correre parecchie miglia a quella guardia; i posti per lo più in aria malsana, e benché l'inverno scemasse il timore della malsani a dei luoghi paludosi, pure rigori j emali rendevano travaglioso, angoscioso quel servizio: luoghi alpestri, e malagevoli, vie di paludi, e melme, barracene mal riparate, sopra un terreno tutt'ora erboso, spesso inondate dai torrenti, l'umido, e il fetido vi regnava; per riposo alla stanchezza un nudo tavolato, malconci paglia-ricci, rendeano penosissima quella veglia. Spesso per la bufera era inutile il poter rilevare quei sorvegliatoli, e quindi pativano difetto di viveri. Frequenti accagionamene in salute, malattie, imprecazioni contro a mala ventura, accapigli tra le autorità} minacele ai renitenti, arresti, multe, accompagnamenti di gendarmerie, fino fu giunta l'incertezza, e la debolezza delle autorità, che svilendosi, appuntandosi, sfiduciandosi, spesso quello, che l'Intendente ordinava, inibiva al contrario il commissario del re. Ora abili tavansi i capi, un momento dopo si negavano, e di queste triste e amare frase i buoni s'infastidivano, i tristi vi sghignazzavano, la plebe ne coglieva scandalo, e disimparava a rispettare le autorità, e fa meraviglia, che fu giunta la mala intelligenza fino ad affiggere la minaccia di una Corte militare, pena la fucilazione. Conoscevano i disordini di questo sbottinamento li Magistrati, ma non poteasi riparare, poiché lo sfiduciarsi a vicenda, importava* che meticolosi e scitici rendevansi ai provvedimenti senza potere praticare quanfo la prudenza, e la fermezza con date autorità potea suggerire ad alleviare i mali, e il peso d'un cordone per tanti riguardi riparabili, e che meglio provveduto, scemava le difficoltà, e provedea assai più la pubblica salute