Rassegna storica del Risorgimento

1837 ; FRANCICA DI PANCALI EMANUELE ; SIRACUSA
anno <1939>   pagina <1062>
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1062 Enrico Mauceri
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2. Fu mai sempre sciagura non aver avuto Siracusa B magistrati, personaggi, che volessero, e sapessero con energia sostenere Paltò Ministero di bene amministrare quella provincia, t più. degli impiegati forestieri animati da uno spirito fazioso* tra loro intenti a peccarsi, scornarsi, segreti maneggi, oscuri intrighi gli svilivano in faccia al Governo, e due effetti tristissimi ne derivavano, poca fiducia nel Governo seguivano senza più il dovere solo d'amministrazione, senza andare di la, senza provederc a quel bene, che chi fermo nella coscienza, sicuro della sua carica potesse provvedere, e non essere spuntato nelle sublimi previdenze; in secondo ne venivo, che ben presto scema vono di potere, getta vansi al non fare, e poca considerazione a (figge vasi alla riverenza dovuta a quelle cariche grandi, e contegnose. Né questo è il tutto, quei mini­steri medesimi, che la legge comanda essere di soli cittadini, erano i più di forestieri, la decuria la più parte era composta d'estrani, e del foro, e che per tali ragioni aveano il domicilio, che più la stessa giunta sanitaria e cittadina era composta di forestieri, e qua! cura poteano prendere costoro per una città, che loro non apparteneva, e qua! fiducia del popolo in persone ignorate, e sconosciute; e qui è dolore considerare, che a tale abbiezione fu ridotta la carica di Patrizio, che ognuno negava, e facea a tutt'uomo sforzi per dimettersi da quell'incarico ch'era mai sempre sciagura non trovarsi un condegno e generoso cittadino, che volesse assumere quel ministero a bene­fizio dei suoi compatrioti con cui avea comune il Cielo, i bisogni, gli affetti del cuore; e qual maggiore miseria per una città non trovare chi ne prendesse la cura di ammini­strare: tale era per fazione magistrale ridotta l'infelice città di Siracusa.
3. Ghingea intanto la fatale nuova, che in Palermo rumoreggiavo il cholera, tre fuggiti di là, e tra questi l'Ispettore commissario di Polizia piombano come folgore in Siracusa: una trista e segreta voce scorre del loro improvido e celerissimo arrivo, li sforzi di essi a sopprimere le voci, che divulgavansi in tale occasione; bucinava!, in grande apprensione essersi appigliato nella capitale il cholera, replicati sforzi del popo­laccio a voler rompere e tumultuare, energiche misure della Polizia a frenare e sedare: essersi accorti il cholera un'opera di veleni, e che la plebe stretta la briglia delle auto­rità, fremere, e minacciare. Si aspetta con ansia la posta, si anelano notizie più chiare; giungono lettere ove leggevasi l'ansia popolare, il sospetto, il timore, l'energia delle autorità, aggiungevosi oltre ancora, che davano metodi curativi più propri a preca-versi d'un veleno, che a curare una malattia; pervengono ancora cattive poesie e maligni scartabelli che gli scialoni componevano celiando su ciò: tanto bastò a dar più corpo a quell'illusioni che tanto più interessava, quanto crescea il timore di potere essere un giorno o l'altro invasi. Sedea in quei giorni al reggimento della provincia il funzionante da Intendente Andrea Vaccaro, uomo di fresco arrivato, poco noto al pubblico, inaccessibile a tutti, ritroso, e contegnoso oltreché portava l'incarico. Sepa­rato dai suoi stessi offiziali, fattosi alquanto a loro esoso per questo procedimento, e per Posatezza e il travaglio che esigea, mentre usati prima alla scioperatezza, e dell In­tendenza erosi fatta una anarchia, che fini in fazioni e dalla fazione si passò all'in­giurie, ai maneggi; fazione, tutt'ora viva boilea, né si era potuto estìnguere, che tanto nocca al bene e aggravava i mali in quei giorni luttuosi e difficili, e come suole avvenire il popolo in tristi circostanze tutto apprende sinistro ciò che vede nei magistrati, perciò in mala parte era appreso quel contegno, quella esattezza rigorosa del servizio fatta maggiore, ed ingigantita do quelli impiegati dell'Intendenza a cui gravava l'esat­tezza del servizio, e dei quali non era loro permesso portare innanzi l'anarchia, ed x loro plani da gettare nell'abisso quell'infelice città alla quale tutti quasi non apparteneano.