Rassegna storica del Risorgimento
1837 ; FRANCICA DI PANCALI EMANUELE ; SIRACUSA
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1939
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pagina
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1063
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Memorie dei moti del J837 m Siracusa 1063
La polizia viveva spensierata, man legane con l'Intendenza, anzi apertamente il commissario Vico da Iacireale, nomo inetto, ignorante, ma maligno era da Vac-caro proverbiato, e vie più sciopera vasi, fino che fu rotta ogni intelligenza, e ognuno operava, da se, e quindi niente à facea.
4. - In tanta urgenza e disguido fu volere dell'Intendente, che la Decuria si unisse per reiezione del Patrizio, poiché chi funzionava in sua vece non godea fiducia del popolò anzi l'odiava ed era un uomo senza cuore, ed al disotto d'ogni intelligenza e pigro.
La Decuria fé cadere la scelta nella persona di Emanuele Franeica Barone di Pancali, reduce per affari di famiglia da un anno da Palermo dove avea avuto dal suoi primi anni stanza, ma era siracusano, pieno di amore di patria anzi venuto di prospera opinione, accolto al cnore del popolo, che con mille benedizioni accompagnate- avea tale elezione. L'Intendente l'appoggiò al Governo e fu approvato.
Pancali si opponea accettare quella carica di soma troppo pesante in tempi si tristi. La multa, la prigione non accettando, nulla montavano per quell'uomo fermo; ma si frapose una forza, invincibile, che lo fé cedere, il pericolo della patria, e le preghiere degli amici, che pregando giuravono di assisterlo, e fargli da scudo, ma tutti costoro nel turbine fatale, e nelle sue sciagure che non furono poche, non curarono il giuramento e l'abbandonarono.
5. Egli cedea, ma non sfuggivano dal suo pensiero le tristi conseguenze, non dei mali propri che andava ad incontrare, ma quelli della sua patria e dei suoi concittadini lo travagliavono, egli conoscendo la cabala tessuta, tutti i magistrati complici e fautori del grande eccidio e della caduta della sua patria e dovere i capi della congiura essere premiati, come lo furono, e di mano in mano, sino all'epoca eaminante si vedono saliti ad alti posti, e di dovere essere egli il bersaglio dei maneggi della tirannide da un consiglio di guerra torturato, con la sua fermezza sfuggì la morte, resistendo a tutte le mene dei nemici, chiamato in Napoli a domicilio forzoso, non cambiò mai dai suoi principi, non lasciò la via intrapresa di fortezza, e di onore, fu però condannato dai 1838 sino al dicembre 1847 andare ramingo senza poter vedere la sua terra natia, quella terra che l'avea veduto nascere, ma non potè con tanti sagrifizi salvare la vita di molti innocenti vittima del dispotismo, e la sorte della sua patria, per la quale si gettò coraggioso nel cimento.
6. - Entrando in carica provvide cure prendéa all'annona, che in ogni giorno più difettava; arrestava quegli intrichi, che aveano avuto luogo; gli uomini, che cir-condavono l'Intendente, li Magistrati d'ogni ramo, che tutte tiravono a sé le farine, ed altre derrate per approviggionarsi per l'avvenire, furono da lui livellati come gli altri cittadini; xeciamavono Vaccaro, e questi li bistrattava.
Si stabiliva un cordone terreste provinciale, ed una giunta provinciale, quelle anioni* quegli abboccamenti finirono per io più in parole, in discussione! e niente più; gridava il Franeica; invitato dall'Intendente ad intervenire, levare le parole, e risolvere, presto eseguire, profittare del tempo, energia ed attività raccomandando, fintatigli uomini avversi del sopravvento di Pancali, si ammutinavano,perchè vedeano falliti i loro piani diretti a seminar l'anarchia.
Si facea allontanar il Consigliere Raddusa per accedere i più luoghi della Provincia, ed assistere col comandante Molli al cordone marittimo da stabilirsi; Raddusa