Rassegna storica del Risorgimento

1837 ; FRANCICA DI PANCALI EMANUELE ; SIRACUSA
anno <1939>   pagina <1066>
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Enrico Mauceri
spaventevole morbo, e Pancali ne fu i] primo spettatore. Un giorno posteriore nel. quartiere Maniaci cudea vìttima aifinfelìeo dounn incinta, i sintomi crono cholcrifà, vomito, dinrea, infossamento d'occhi, annerimcnt.o epidormiculc-, stiramento di muscoli. II medico sanitario fu in punto di dichiarare la malattia, ma distolto da quelli chebrama* vano il peggio di quel paese, e per amore del posto, noi fecero, la cosa però svento, giunse all'orecchio di molti, ovunque fu spiattellata netta è chiara alla plebe, ovunque furia e stizza di popolo contro quel medico sanitario, qualche via di fatto sì temea, quel medico dubitante e confuso scorrea perseguitato dallo imprecazioni della plebe, ne ripa­rava la Polizia ad un arresto, né una minaccia questi arrestati rimbrotti, suscitava di soppiatto, e si occultava senza pensare che tanta indifferenza potea fare scfciapiare la pena contro la stessa. Avveniva qualche altro caso in quel quartiere, moriva un con­tadino, e malgrado i novi segni d'insolita morte, lo spirito riagiva degli avversari e diceasi essere morto per stravizi. Periva qualche altra levatrice, e si torcea in altra parte il discorso, e in altre cause si cercava quella morte. Il timore era quasi al suo colmo, grande l'ansia, e il terrore, Io spirito cedea all'avvilimento, quando si sentiva mormorare: ecco il cholcra, che più illuderci, che vale il disinganno, e purtroppo vero è già cominciato; l'altra parte riagiva spaventata all'idea di dar vìnta.la causa del cho-lera: in questi momenti di ansia e di spavento a sommossa, mandava; 11 Vaccaro una' grida ove dichiarava non essere ancora il cholcra, non si dubitasse, stian tranquilli, quando sarà non si mancherà di avvisarne, all'opposto li fatti lo smentirono, e l'ope­razione dei conturbatori fomentarono al contrario. Il Patrizio fortemente si dolca coll'Intendcnte per la poca cura dell'agire delle autorità sotto la tu a dipendenza, si dolea dell'operare della Polizia a tutt'altro diretta, che a serenare gli animi anzi a spingerli alla rivolta.
E qui portò fortuna, che facesse il mole una sosta, e per alquanti giorni non vi fossero casi, ma poco durò questo stato, ben presto più fiero rincrudelì, seguiva quel quartiere, e le levatrici perivano, reazioni di opinioni, più timori, maggiore l'ansia appigliavasi il quartiere detto della Bagnara, luogo di povera gente, villici e pescatori, e ne mietea un gran numero. Miserando èra Io stato della plebe, in questi giorni l'idea dello spedale era idea di morte, questa era stata opera della polizia, li suoi satelliti faceano correre la voce, che chiunque fosse percosso dal cholera era onnina­mente a trarsi allo spedale; questa voce, che si alimentava ogni dove, giungea alla povera gente, per cui periva senza cura di medici, e medicine che credeano tossici, abbarravono le persone, senza anche segno di religione morivano, e dopo morte si sapevano, acciò aggiungesi un fatto memorando e spaventevole. Fu saputo dal Patrizio, unica autorità, che vigilava perii popolo e girava ogni angolo del paese mentre altri si rifugiavano in cosa, o si allontanavano dalla città, che un così detto prò visionario della Polizia scorrendo per quel quartiere penetrava ov'erono ammalati, esigendo scriverne il nome per far rapporto a trarlo allo spedale, spaventava così quelle infe­lici famiglie, che a mani giunte pregavanlo scinte le chiome, e si lasciava ammutire, dopo aver scroccato una mancia. Di quest'orribile munipoglio, il Patrizio che se ne dolse forte, e più volte con Vaccaro, ma il commissario se la facea franca con rispon­dere ignorar tal'opera essere uno sbaglio, un dileggio, che si volea a quei suoi subalterni.
Dopo tale conoscenza il Patrizio armandosi di geUerosa carità verso l'umanità languente, si diede atorno a disingannare e persuadere l'iUosi intelletti a curarsi. In fatti scorrea tatti gli angoli abbietti del paese, a malgrado tante incessanti e gravi fatiche per cercare ov'erono infermi, penetrava negli squallidi tetti, anima va li infelici