Rassegna storica del Risorgimento
1837 ; FRANCICA DI PANCALI EMANUELE ; SIRACUSA
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1939
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1069
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Memorie dei moti del 1837 in Siracusa 1069
sodisfare la sua ambizione strisciava tutte le autorità, qd ambendo tutti li posti. Un giorno portandosi in chiesa, che troppo frequentava, affiancato da persone che 1 avvicinavano, vedendolo, disperato e confuso lo confortavano sperare nella protezione della Vergine, e della Santa Padrona; egli spiattellatamcnte dicea in nulla potere li santi, il cholera dovere flagellarsi, e chi sa sin dove.
Un giorno non volle che si comprasse alcun cibo per suo nutrimento, poi dava ordine provedersi, dava prima ai cani, poi ne mangiava lui; si alzava, correa come frenètico per le camere come uomo che macchi nasse, sua malavoglia, un delitto. Queste scene non sfuggivano dalla cognizione della plebe, poiché gli uomini di servizio erano plebe ancora; la più accurata Polizia non potca tanto risapere quanto lei in quei momenti: Desto, svegliato dal timore della morte il sospetto, che era per morire di veleno, ogni minuta cosa l'insospettiva, tutto esageravano e facevasi reale quelle fantasie illuse e subbollenti di tante mordaci cure. Molto valse alla sommossa il Patrocinatore Mario Adorno col vociferare apertamente in pubblico, e conficcare in mente e ribadire l'illusione di tossici di veleno. Quest'uomo d'ingegno non volgare, d'indole decisa, conoscitore della plebe, corto nelle vedute, imperterrito, come facile correa al paradosso, così pronto si gettava all'azzardo, poeta per diletto, avea tutto di un poeta, ove la. fantasia e il foco delle passioni teneangli luogo di ragione; eloquente al parlare, seducente ad accattivarsi chi l'udiva, di molta erudizione vestiva il suo parlare, e benché al di là di sessantanni, conservava il foco, l'inespertezza, e la sconsigliatezza di un giovine a 18 anni. Ma si dica pure il vero, non egli oprò di mala fede, non per pretesto, non per sommovere la plebe a mutamento politico, ma perchè più di tutti era il suo cervello impossessato di quella fatale illusione, come i fatti posteriori mostreranno, che ritornato l'ordine pubblico, invitato da un marinaro compromesso, a fuggire, non volle, dicendo non aver che temere, quando la verità di un regolar processo legittimerebbe in faccia al governo la sua rettitudine, la causa dei tossici. Adunque costui prese ascendente popolare, e bastava in ciò solo il secondar quella voce in accertare quelle illusioni e ragionare secondo le illusioni volgari, ed ei prima ancora di rompere la plebe nei primi passi della anarchia gettava le scintille del disordine, e di quel popolare trambusto che ben presto divenne incendio terribile.
12. Era già il giorno 15, quando all'ore 18 d'Italia fu attaccato di cholera un giovine impiegato siracusano ben visto al pubblico. Egli accusava causa di sua malattia una presa di tabacco offertagli da un tale Giuseppe Scheventer portatore di un cosmorama della di cui condotta avea sospetto il popolo, e cliccasi essersi veduti dalla sua casa partire ogni notte dei razzi infernali, aggiungevasi essersene avvedute le moniaii rimpetto a sua casa di dimora, e aveano pregato il Vaccaro, che si facesse partire. XI Vaccaro o non potca, o non volea farlo, rispose non convenire lasciarsi condurre da una plebe illusa, e io Scheventer, malgrado ciò, non lasciava le sue esposizioni di cosmorama, e dicea essere stato sempre nelle città ove era stato il colera, e andar quasi con esso, e quindi non curarlo. Pari a vasi di sua origine che sapeasi essere un Conte da Tolone, e Io era infatti, dicoasi caulinare travasato, ed essere pretesto quel cosmorama a coprire il suo misterioso viaggio, mentre portava grosse lettere di persone di riguardo, ed una era di un ministro di Napoli. Sino al giorno 16 segui le sue esposizioni, ma poi tordi fu sospeso, ad onta delle tonte mediazioni degli amici di lui e della moglie, errale prime che portava il vero impegno presso Vaccaro, era un certo Antonio Quartata copista in quell'Intendenza, ed amico di Vaccaro, che indi giunto l'alto Commissario fu alzato al posto di Consigliere d'Intendenza di Catania, ed oggi