Rassegna storica del Risorgimento

1837 ; FRANCICA DI PANCALI EMANUELE ; SIRACUSA
anno <1939>   pagina <1070>
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Enrico Mauceri
di Sotto Intendente; ma la plebe potè più, e Vaccaro dovè ordinare che sospendesse le 8uc esposizioni. Ora la caduta improvvisa dì quel giovine, quella voce, sparse un'ap­prensione e all'ore 19 s'intese un far serra serra, un correre di gente a ritirarsi, un guardar bieco e sospettoso. Intanto, dopo una buona mezz'ora, esce, va dal Vaccaro il Commissario Vico a saper che fosse, e qui al solito uno sbottonare del funzionante da Intendènte contro il Commissario che poca cura prendea della quiete della plebe, e passava i di in gite in villa dove dimorava da più giorni. Il Patrizio, che trovavasi presente rompe le parole, ed invita l'Intendente a correre, e cercare di tranquillare li spiriti agitati, e così in mezzo a pochi Vaccaro ed il Patrizio percorreano la citte, ed il Commissario disparve Insinuava il Vaccaro la calma, dicendo esser nulla, cono* scere la causa di quel subbuglio, un cane idrofobo aver spaventato la gente; la voce di avere li servi di pena sforzato le porte del bagno esserne anche la causa; la plebe "però guardava l'Intendente in cagnesco e mormorava sotto voce, mirava però il Pa­trizio ed ai suoi cenni, di rispetto piena per quell'uomo, si astenea d'ogni altro fare e( dire. Così si coprivan quei veri segni di rivolta che tendevano a liberarsi della tirannide di un governo, che d'ogni lato Fopprimea. Finiva allora quella scena senza provvedi­mento di sorta alcuna apprestare, e tranquillo e spensierato il Vaccaro si ritirava in sua casa ad onta degli avvertimenti del Patrizio, che vedea piò a lungo di lui la vera cagione.
Tansi comandante dèlia Piazza non prendea parte alcuna in tanta agitazione, egli stava sull'impassibile, pronto a ritirarsi nel castello con le truppe, e suoi, come eseguì crescendo vieppiù il torbido.
i 13.. - Era di cgualmorbo.attaccato Don Francesco Salonia, e finiva, eia stessa notte periva del pari un giovane cocchiero, ed accusava causa di sua morte un bicchiere di vino regalatogli da un provvisionarlo di Polizia. Che voleasi di più per ribadire le menti esaltate, potentemente deluse ed invase di quel fatale errore? Ma intanto qual misura fu presa? Nessuna. Qual forza si pensò opporre? Nessuna. Sonno e sciopera­tezza dei Magistrati in cui residca il potere'e la forza.
Non furono raddoppiate pattuglie, non furono aumentate le guardie, anzi l'iu-:terno della città da molti mesi era senza alcuna pattuglia la notte, poiché le pattuglie di Siracusa erano composte di un gendarme, di un soldato di linea e tre provvisionati di polizia, ed allora questi stessi erano divisi alla vigilanza del cordone, e servivano a scorrere le muraglie e l'interno di Siracusa del tutto abbandonato.
Correa voce intanto che vi erano segreti convegni ogni notte in casa dell'Ispettore Li Greci dove interveniva lo Schcventer, il Commissario Vico e qualche altro. Cor­rea voce che lasciavasi la città senza veglia perversare le materie venefiche, e questo voleva dire l'andare notturno del Vaccaro, l'accantonarsi in certi angoli ed altre bub­bole, che quei cervelli deliranti fantasticavano.
Era stato, giorni prima, attaccato di cholera il Cancelliere della Deputazione di Sanità, si vociferava anche il Consigliere d'Intendenza signor Migliaccio che non si facea vedere, per questi però correa voce accreditata ch'era una finzione benché assi­curata dal BUO fisico sanitario da lui protetto, mentre questo non era accetto al popolo, anzi odiato, e ne temea qualche sinistro*
Moriva di cholera un pittore Giuseppe Politi, e dicevasi esserne stata causa un brodo offertogli dallo Scheventer che gli affettava amicizia por ragione del suo me­stiere; nuove ragioni e causo appicavansi ad ognun che moriva. Questi morti, queste voci, questo far serra serra bastò a muovere e mandar fuori la più parte dei cittadini;