Rassegna storica del Risorgimento
1837 ; FRANCICA DI PANCALI EMANUELE ; SIRACUSA
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1939
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1071
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Mamorle dui moti del 1837 m Siracusa 1071
a frotte il giorno Io', 16 uscivano da Siracusa curri, barche* tastare d'ogni maniera carichi di utensili; e spargeasi la folla per lo campagne; gli ani muli da soma. In barche non abbacavano, o le più polite persone sulle spalle gettayenai i fardelli, nudavono via madri con bambini a? petto, con le lacrimo agb' occhi; volti pallidi ed attoniti, vecchi curvi non usati ad uscire, in olici momenti di spavento partivano abbandonando le diletto mura state un giorno sede dì pace di letizia e di felicita, ora sede: dì sospetto, di spavento e di morte.SI riempirono le case più umili delle ville ed accorrcari alle pagliare, alle età 111-, alle tettoie; queste mancarono e si ricoverarono nelle grotte, in sdrucite case.derelitte, ima guardavuaila.malsauia dei luoghi paludosi in quei giorni dì canicola e di ardente sole. Abbarrate le case di cittì!, derelitte le strade, pochi abitanti atterriti e sbalorditi si aggiravono per le solitarie vie, la più parte, che non era potuta uscire chiudevasi nelle case, temeamctterfuori.il capo, l'aria gli sembrava soffio di morte. Il Vaccaro stesso. Li Greci uscirono e stovono in villa, restando Siracusa senza autorità,forsa di magistrati o resistenza, hisciandola nell'anarchia, e tutta a sé sola.
Pannali scongiurava tutte le autorità a rimanere, furono inutili i suoi detti; egli non era loro superiore ad imporlo; egli con il potere amministrativo e l'annona nelle mani non potea ohe star fermo al suo posto, rispettando la disposizione del Governo, che imponeva ai magistrati di non allontanarsi dalla loro residenza fulminando la lj;i destituzione; Pancali, che rispettò la legge, poco mancò di perdere la vita, prima fu chiamato a domicilio forzoso, a Napoli edindi fu punito con l'esilio per anni 10 dalla sua patria; l'altri magistrati che si erano allontanati e che erano stati causa principale di far perdere quel paese, rimasero nei loro impieghi, anzi furono premiati con ascensi a cariche maggiori.
Sorgeva il giorno 16 luglio e gli spiriti prostrati di già nell'avvilimento, cominciavano a far tralacere segni d'ira e di fuoco, ad un'ora avan t i mezzogiorno si ri uovo quel serra serra, ma non piò le genti disertavano e fuggi vono, non più serravansi le botteghe, ma da ogni dove sboccavono volti sospettosi, gira vono sguardi furibondi, squadriglie dì gente ai aflrappavono a passo concitato, accorrevano al piano del Duomo.
Intanto aveva invitato il vicario Amorelli l'Intendente a venire da villa in città per riunirai nel palazzo vescovile dove era stato chiamato il Presidente della gran Corte criminale ed il Procuratore generale signor Cannizzaro, il generale Tonai ed il Patrizio; ivi il detto vicario fratello del vescovo Amorali! svelava essergli stato confidato da un prete dabbene esistere da più giorni segreti convegni in un magazzino remoto della città, di villici, bordonari e marinari, che mulinavano di tentare a poter sommuovere il popolo, per punire li avvelenatori e li suoi complici, capi quelli della Polizia e dell'Intendenza, anzi il maggior numero stranieri; l'Adorno sedere in cima di costoro, e che alle ore 17 d'Italia di quel giorno scoppiare dovea la rivolta. A questo avviso invece di cercare di scovare questa combriccola non si ci pensava allatto, l'animo ed il pensiero.1 rivolgevano a come secondare la plebe, contentarla e tenerla così in su la corda per portarla alle combinate fila, ma rincalza il Patrizio che la pensava diversamente e proponeva a riparo che ai pensasse a riorganizzare una guardia dì sicurezza di persone, a lui unita, probo e Bennato, divisa in due, una al piano della Cattedrale, e l'altra alla acesa della marina ov*era il bagno dei forzati; ai accettò questa proposta, ma mancano l'armi ed il Presidente della gran Corte criminale e Procuratore generale ordinano di ritirarsi quelli del cordone sanitario abbandonato, e quelli, che nelle cancellerie della gran Corte criminale e del circondario esistono sotto reperto, ordine che eseguita* costò tartare e condanna a più cittadini per giudizi pronunziati dalla Corte marziale per colpa del cancelliere del circondario Salvo, che certificò quel fatto come