Rassegna storica del Risorgimento
1837 ; FRANCICA DI PANCALI EMANUELE ; SIRACUSA
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1939
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Enrico Mauceri
vicino al piano, e prometteva a quella plebe irritata di farle giustizia e vendicare il sangue di tanti infelici dal cholera mettiti.
In questo trambusto moveasi il generale Tansi al suono di trombette e tamburi a raccolta, il Castello rinforzava la gran guardia della porta di mare, facea schierare una buona mano di soldati in custodia del bagno dei forzati cola vicino, s'iutéadea benanco il tamburo del Castello a raccolta, e la truppa si chiudca nella fortezza.
Questo bastò a muovere e trarre la calca al piano, e giungendosi con quelli che portavano seco gli arnesi, che trovati avevano nella casa dello Scheventer, cioè parecchie casse, certi globetti di latta ripieni di materiale, gridavano essere nelle stesse i veleni, non ci volle di più per considerare quegli oggetti come tossici, e quei disgraziati attosaicatori. Sboccano d'ogni parte onde di popolaccio armato di spade, stocchi, archibugi, e di quanto potea offrire in quei momenti l'ira, l'esaltazione, battono le campane a martello, suona il grido terribile: viva S. Lucia, ascrivendo a miracolo della Santa Padrona quel rinvenimento, -risponde a quel grido il popolo d'ogni dove della città, rispondono anche a stormo le campane delle altre chiese, passa intanto dal Piano una brigata di gendarmeria, che a suono di raccolta andava ad unirsi al corpo delle truppe del Castello, la folla non li cura e quei sgherri della forza brutale seguono silenziosi il loro camino, rispettosi ed avviliti. Donne, fanciulli d'ogni età, e di minuta gente riempiva a ribocco il piano gridando ognuno, secondo le perdite fatte,e piangendo dirottamente, a tali rimembranze crescea il furore e la rabbia. Uno di quelli grida: l'Intendente deve essere a giorno di tutto; tanto bastò, che quella ciurma corresse alla sua abitazione a cercare di ritrovare dei tossici.
Intanto era stato accoppato da una mano di plebe l'infelice montanaro della carraffina caduta in sospetto di contenere rigore velenoso, e veniva questi tratto con gli altri ai pilieri, gridava la plebe che dicessero l'intrichi dei tossici. Arrivò in quel punto il noto Commissario Vico, odiato dalla plebe per li suoi antecedenti, e sicuro delle sue passate bravure contro il popolo, ordinava ad alcuni suoi subalterni, e lui stesso si prestava a levare bastoni, spade, ed altre armi in potere dei deboli, sicuro che la plebe nel vederlo così audace spazzasse, come gli era riuscito nel maggio trascorso, del che quella plebe covava sin d'allora dispetto. Giunto però dove lo spirito del popolo era tute'altro, fu messo in mezzo, e senza parlare, ma guatandolo silenzioso spiava quello, che avesse più oltre operato; dopo brevi istanti s'intese un lungo mormorio, ed allora conoscendo il suo periglio, cercava sottrarsi con i suoi, ma non fu più in tempo, il popolo arrestò il Commissario e i suoi satelliti, ma di questi ultimi li serbò ad altra morte, lo scopo principale era di sfogare la loro rabbia contro quell'uomo che troppo aveva abusato della bontà del popolo, e che con quest'ultimo colpo credea annientare e distruggere. Quel Commissario orgoglioso, ma vile,- si rivolse alle grida, chiamò in sua difesa il carattere che occupava, ma a nulla giovarono quei detti. Intanto li due fratelli Amorelli che si volea appartenere al numero degli avvelenatori, anzi d'essere il fratello arcivescovo assente uno dei primi della congiura, corsero a soccorrerlo e non potendo allontanare dal sicuro pericolo, ricorrevono all'intercessione del Patrìzio poco distante dal punto della tragedia, questi correa, ma la plebe, rispettandolo, con detti e con gesti esternava essere stato condannato a pagare li passati e presenti delitti infatti non potè riuscire a salvarlo perch'era colma la misura delle sue iniquità, e l'ora era giunta, la reminiscenza era indelebilmente impressa nel cuore del popolo, di quel popolo troppo maltratto ed insultato, e ne dovè pagare il fio con la più fiera ed iguo-miniosa morte. Uno del volgo gli butta della corda, a forma di capestro, e così vien tratto al luogo dei pilieri, e ad uno di quelli legato; intanto i più offesi, ohe non crono