Rassegna storica del Risorgimento

1837 ; FRANCICA DI PANCALI EMANUELE ; SIRACUSA
anno <1939>   pagina <1075>
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Memorie dei moti del 1837 in Siracusa 1075
pochi, ripeteano li tanti sofferti dolori della sua prepotenza e tlrauidé, lo sputacchia-vonot lo cortellavono, egli domandava di finirlo, ed un cittadino armato di facile gli diede l'ultimo colpo di grazia.
Tanto bastò a dar di mano a trucidare gli altri legati nei pigli eri a lui vicino.
Gli oggetti ritrovati da coloro, ch'erano corsi alla casa dell'Intendente, furono depositati nella Cappella di S. Lucia dentro il duomo, né uno solo trovossi che si arro-g asse cosa alcuna, il minuto denaro perfino e gli ornamenti d'oro furono in quel san­tuario depositati e le chiavi consegnate ai deputali di quel santuario fra i quali vi era il vicario Amorelli e don Orazio Musomeci, che si dava l'aria d'essere per il popolo, che indi tradì, e fu scelto giudice del circondario.
Intanto il popolo dava mano a rimescolare l'Intendenza, la casa del Commissa-r iato di Polizia, e quella di Vico, la casa dell'Ispettore Greci dove ritrovarono li libri percettoriali appartenenti al figlio, che occupava il posto di Percettore, che misero alle fiamme, lo che diede molto a pensare ed a sospettare tornato l'ordine; del resto tutto fu conservato e custodito. La plebe incontrando soldati e ufiiziali di qualunque grado protestava loro d'essere sicuri e rispettati, e potere liberamente traversare le vie della città, essere tutti fratelli, aver comune la sorte, la vita, essere anch'essi nei mede' simi pericoli, volere solo trovare i tossici, solo uccidere gli avvelenatori e preservarsi 1 a vita. Queste erano le parole e i sentimenti universali del basso popolo, dai quali chiaro rivelavasi la Buona fede di un popolo, che operava per l'innato istinto di conservarsi la vita.
Intanto venivano arrestati li provvisionali di polizia e chiusi nelle vecchie carceri. Ma cou tutta quella previgenza non si toglievouo per intiero tutti li scellerati, che non aveano potuto riuscire nel loro scellerato piano di portare quel paese alla rovina, alla caduta, al quale indi riuscirono.
Il sopravento del Patrizio, e la fiducia che avea il popolo a quell'uomo, ai procu­rava annientare, e fidando nella solita volubilità del popolo, si procurò con un pane attaccato in un'asta gridare essere avvelenato, essere le stesse le farine, e così chiamar complice il Patrizio. Il popolo tintillava, ma si alzò una voce potente ed universale, chiamandolo loro padre* ed in trionfo lo portò attorno, chiamandolo loro padre e salvatore, ed ei profittando di quei momenti ove tante volontà si riunivono in suo prò, dopo aver raccomandato l'ordine e la sorveglianza pel male che travagliava il paese, propose elevare una commissione per mettere in sesto le cose, a provvedere presenti bisogni e reggere lo stato delle cose, levare i disordini a cui spingevausi senza guida e consiglio. Tanto approvava il popolo, ed una commissione di 60 buoni cittadini fu formata, ed a loro arbitrio scelta d'ogni classe, e Pancali viene eletto a Presidente della stessa.
Fu proposto al dopo pranzo la prima seduta. Intanto il popolo chiedea cou istanza, che fossero sciolti dalla contumacia e quarantena le barche del lazzaretto, si corse alla marina, ove il Generale Tansi levandosi il cappello al suono delle campane ed alla vista del popolo, che gridava essersi rinvenuti i tossici, sia ringraziato Dio, e Maria, e la Vergine Padrona. Fu vista compassionevole vedere scendere dal lazzaretto quegli infelici, che da molti mesi rifiutati da ogni cielo, respinti da ogni terra, prostri nella miseria, e tolleranti ancora hi fame, a quelle voci scendere dai legni fra la gioia di un popolo pieno il cuore di riconoscenza verso S. Lucia, che avea operato un prodigio senza pari; e corsero al Duomo a rendere grazie alla Santa Eroina con gli occhi umidi di lagrime, con volti pallidi e smunti per lunghi patimenti domandando del pane, e pane loro si dava, e soccorso loro prestava la Commissione. Tutto fu ornato da quella