Rassegna storica del Risorgimento

1837 ; FRANCICA DI PANCALI EMANUELE ; SIRACUSA
anno <1939>   pagina <1077>
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Memorie dei moti del 1837 in Siracusa 1077
vogliamo, stretto lo tengono per le braccia, lo raggiunge la folla a coi si uniscono tre preti per non farlo molestare, due gli davono braccio, ed il terzo andava in appresso insultandolo e minacciandolo, e si avviano alla città. La novella passa perle campagne, chiamò da tutte le parti gli accaniti contadini, che accorsero a far calca, giungendo vicino alle porte della città, non potendo o non volendo pia quei preti cimentarsi, lo lasciano in mano alla plebe furibonda e gli intonano l'ultima assoluzione. Penetrò 1 infelice Vaccaro, abbandonato da quei ministri del santuario, le porte, e grida al primo posto di guardia di difenderlo, niuno dei soldati si muove e là presso alla prima porta si vuole che il primo colpo l'avesse vibrato il prete che lo seguiva dietro e tra­fitto ed ucciso, ed il cadavere tra la folla e le grida è tradotto al piano del Duomo, legato alpiliere stato già patibolo del Vico, come colonna d'infamia. Fra questa trage­dia di sangue e di furore cMudevasi la tremenda giornata del 18 lugli. Qui bisogna osservare, che Vaccaro portava con sé somme significanti in oro, e ne aveva offerto una parte di onze 800 ai suoi assalitori, non si rinvenne moneta presso l'estinto, il popolo non poteva involarla poiché fra molti saccedeva baruffa e l'eccidio per impa­dronirsi chi primo, e chi in parte. Li due preti nulla dissero innanzi alla commissione militare che li tradusse, in giudizio, lì più vicini a Vaccaro furono quei ministri, che con l'ultima assoluzione lo abbandonarono in mano di una plebe ehra di sangue. La Corte militare non li toccò di un pelo, quando molti preti di riguardo, e senza delitto furono condannati a pene diverse. Li tre ministri, li capi di quella classe di marinari ed altri addetti alla tonnara, liberi furono mandati a casa sua dove andò che il denaro di Vaccaro si vuole che servi a salvarli.
Appariva sanguinosa l'alba del 19 luglio, ove credeva un popolo illuso e rabbioso far vendetta dei pegni carissimi del suo cuore, ove tutto appariva presagire un disfa­cimento generale d'ogni ordine civile, l'umanità era compassionevole, cuori stimolati per le perdite patite alle vendette e furori sempre rinascenti e vivi, cui piò subbolire f aceano le viste della morte, che mieteva a piene mani: volti disperati, aspetti pallidi, estenuati dal digiuno, sguardi biechi e sospetti, un andar frequente e concitato, un temersi a vicenda, crocchi di gente in ogni cantone, combriccole in ogni largo, racconti spaventevoli, cadaveri ammontiebiati nelle bare, strade corse da gente disperata, porte abbarrate e chiuse, vie deserte e squallide, nulla Siracusa conservava di sua splendidezza e vivacità: tutto era spavento e squallore, incerto il presente, più triste l'avvenire. Adunavasi di buon ora la Commissione seguita da gran ciurma di uomini armati d'ogni maniera. Gran turba conveniva alla Commissione, pattuglie di avven­turieri scorrevano le strade, bande d'armati givono a torno, rimescolando le case sospette, frugando ogni luogo; prendendo quanto trovavono argomento di veleno; cassette, bocce, bottiglie, e fiaschi sono condotti alla Commissione, indi portati a ripostarsi nel tesoro di S. Lucia. Intanto furono organizzate sette pattuglie a scorrere pei sette quartieri parocchiali, e spargevasi denaro di sovvenzione per tanti infelici pressati dai bisogni della vita. Faceasi ricerca dell'Ispettore Commissario Antonino Li Greci, giunge all'orecchio dei villici trovarsi nascosto in un suo fondo presso un pantano; un'orda di bordonari vi corre, rimescolando quel casino, e percorrendo ogni dove, trovano un fanciullo che guardava un armento, gli chieggono con minacce dove fosse il suo padrone, addita vicino un canneto, colà si gettano al rumore scova di là, tuffasi col figlio com'era nel fiume celebre di Anapo ove intraveduto si gettono quei furiosi e lo aggavignano, e cosi lo portano in città con il figlio, che occupava l'odiosa carica di Percettore del contributo fondiario. Accorreano d'ogni dove li conta­dini dei dintorni, abbandonarono le aie e le messi, impugnando marre, falci, ronche,