Rassegna storica del Risorgimento
1837 ; FRANCICA DI PANCALI EMANUELE ; SIRACUSA
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1939
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Enrico Mancari
torcetto ed altri utensili camperecci che or di veni vono strumenti di sangue e di morte. Un. quattromila di questi uomini cosi mossi penetrarono in città un'ora prima di mezzo giorno: un grido terribile ri ti tuona per l'aere, urli spcvcntevoli, intonando la voce tremenda viva S. Lucia, voce che ghiacciava il sangue, e facea irte le chiome. In quei volti accesi, in quegli occhi scintillanti, in quelle labbro livide e tremolanti, quegli strumenti, quel passo concitato, e quell'ansia formavano una scena, ch'altra mai può rinnovarsi agitando la furia più terribile che possa esaltare l'uman cuore, e sommuovere tutte le facoltà; scoppiavano in quell'ora le covate vendette, gli antichi odi.
Chieggono quei miseri aiuto, ma chi oserebbe alzare la voce di pace se quei tristi portavano idea di pubblici avvelenatori, idea imbeccata dai fomentatori del disordine e questi come colpiti dalla mano dell'eterna vendetta. Battono le campane a stormo, rispondono tutte, onde di popolo allagano il piano, che ribocca come mare tempestoso, si vede fluttarc, avanzare, brulicare, strepitare.
Sono portati sotto il palazzo della Commissione, colà sono d'alcuni, che accorsero, tratti per salvarli in mezzo alla Commissióne, quell'orde efferate, come se di mano si vedessero le vittime, scappare, le ripigliano, intimano che uscissero, veggono il cadavere del Vaccaro. Il padre grida salvatemi il figlio, io parlerò, datemi un prete, che mi confessi, avvicina ad un monaco, e ad alta voce profferiva queste parole: Sono scorsi 15 giorni, dal che venne da me il Vaccaro richiedendomi di spargere il tossico; io mi negai; pressandomi, andai in campagna dove pur venne, e sollecitandomi mi minacciò di destituirmi, io risposi non importarmi, avere assai da vivere. Più avrebbe detto, ma un uomo, cui poteva nuocere quella confessione, con un colpo di grosso legno lo gettò semi vivo in terra, gli efferati villici che ai gettarono di sopra, lo finirono insieme con il figlio. Ciò che disse quell'infelice parole erano, che il timore, e l'amore perla sua creatura gli strapparono di bocca, ma furono parole, che tant'ira accesero in- quegli esaltati di furore che non vollero più oltre sentire, né stare, e furono lasciate delle vittime vicino alla parte del palazzo comunale; qui finiscono le stragi, che a pubblici funzionari fece quel popolo di Siracusa, tutti del ramo odiato della polizia, e se ulteriori morte avvennero furono di gente oscura ed ignorata, ed il più cagnotti segreti della polizia. Vendicati cosi di quel sangue, che odiavono per passate vicende e per suggerì* znento dei tristi, anche illusi come quella gente di campagna, si allontana vono e ritor-navono a li travagli campestri. Tutti ritraevansi, il piano si spazzava, la calma ritornava, e la Commissione, che levata era per salvarli, e già correa, intese che già erano stati uccisi, e che lo scendere era vano e pericoloso ritornando al suo posto, aprivasi la sessione col proporre, che fece l'Adorno, una forma breve e spedita dicendo essere pressanti gli affari, 60 persone portavono lentezza al risolvere e decidere, conveniva restringere il numero, onde più pronti e spediti camminassero gli affari, elevare un Direttorio di tre persone, e confidare in quei tali tutto il carico del governamento. Proponeva egli stesso tre della Commissione, e fra questi ci medesimo: a quel progetto diretto a tatt'altro, che al bene pubblico, ma a privati fini ed odi, a tutta la Commissione si opponeva, ed il popolo facea eco, e domandava crescere il numero per la speditezza degli affari; qui il Presidente Pancali propose a quel popolo per essere testimonio delle cure della Commissione scegliere uno, due individui d'ogni classe, e fargli sedere nella commissione come componenti della stessa; a questo parlare tutti approvarono, e consentirono, l'Adorno però scornato si sottomettoa, poiché egli medesimo, come li fatti chiaramente dimostreranno e noi diremo, non ebbe mai intendimento alcuno a pervertire l'ordine governativo, ma era più d'ogni altro illuso dal pensiero degli avvelenamenti.