Rassegna storica del Risorgimento
1837 ; FRANCICA DI PANCALI EMANUELE ; SIRACUSA
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1939
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Enrico Maucerl
La notte però fu piena dì sospetto e di timori, poiché quelle bande non vollero disciogliersi e spazzarsi; fu intimata in onesta notte illuminazione in tutte le case, e divisi in varie bande scorrevano la città. Intimavano a cui incontravano ritirarsi. o accompagnarsi a loro. Quell'illuminazione, quelle bande di cui si sentiva il lungo e lento scalpitare, nei cui volti era il sospetto* chiuso il labbro ad ogni parola, ispiravano nel cuore più coraggioso lo spavento ed il terrore.
H collegio medico addetto alla verifica degli oggetti sospetti di veleno dava mano agli esperimenti, nei quali volea ad ogni costo esservi presente la plebe, ed il giudice del circondario funzionante d'istruttore, don Francesco Mistretta, vi annuiva non meno illuso del volgo, nel giorno 19 nulla fu ritrovato di sinistro, ma non fu .così il giorno 20; si apri al solito la porta del tesoro, si cominciò dagli oggetti ritrovati in casa dell'Intendente, e in una cassetta fu ritrovato un involto con una materia come farina, a prima vista fu presa dal farmacista Lo Curcio per cremon di tartaro, e volle assaggiare con punta della lingua, ma sospettando altri potere essere materia venefica cominciarono gli esperimenti, formati così dicendo e spiegando il tutto alla plebe: se questa come pare è materia arsenica bruciando deve mandare un fetor di oglio e ciò succedeva, gridava Infoila Viva S. Lucia, e così proseguendo, esigette per ultimo che se ne dasse ad un cane con del pane, il quale mangiandolo, dopo tre minuti fu preso dagli attacchi venefici, ed il popolo gridava esser quelli i segni del cholera, coi vomiti, quel contorci mento, e dopo 23 minuti fu morto, al che più forte si alzò il grido "Viva S. "Lucia. Vi erano altre materie ancora entro alcuni orcioli, che non potendosi verificare si lasciarono, ma fu conchiuso esservi materia arseniosa ed essere un composto di quell'acido di arsenico o si vero ossido di arsenico. Veniva dall'istruttore chiamato ad interrogatorio lo Scheventer, che così deponeva, sapere egli essere un tedesco a nome Bernard da lui conosciuto in Tolone ove avea portato il cholera, ed in altri paesi, e finalmente vistolo in Siracusa avergli detto: Scellerato, che sei venuto a fare in questa bella e civile città? A cui egli avea risposto: sono venuto a spargere il cholera, come ho fatto in Napoli ed in Palermo con molto buon esito, ora partirò per Catania e per Messina. Egli era uso andare conbarbette e mustacchi, la sera travestito scorrea levando quella barba posticcia, le sue operazioni eseguirsi nei ruscelli, nei fiumi, negli erbagi, ed anco nòli aere infettandola con venefiche e mortali esalazioni, e così conchiudea: che voleasi più in mente alla plebe a ribadire e conficcare come verità matematica essere il cholera opera di veleno? Così avvenne quella deposizione; quell'evento di aver trovato quell'acido arsenioso in una cassetta del Vaccaro, che l'accidente avea fatto rinvenire, e il peggio ancora, che non era stato possibile, che mano fraudolenta l'avesse potuto immettere.! bastarono a far credere non alla plebe solo, ma ad ogni classe, quella fatale illusione, nonché al magistrato che istruiva il processo. Su questi elementi l'Adorno compilò un fatale e sedizioso manifesto, che accreditava esserne autori tutte le autorità superiori ed inferiori della gran Corte Criminale, dell'Intendenza e della Polizia; e ai dica pure il vero, che anche l'Adorno lo compose di buona fede impaurito più di tutti e bollente dell'idea del tossico. Steso quel manifesto, si portò in casa del Patrizio con il patrocinatore don Andrea Corpaci di Catania a cui leggea quel manifesto, e pretendea che lo autorizzasse con sua firma per farlo stampare e pubblicare. Pancali tanto si oppose fortemente, poiché, quantunque vero quello che si dicea in quello scritto, non costava sino a quel punto d'atti autentici, mentre la storia si poggia su fatti, e non in detti, su documenti pubblici; lasciasse che il giudice istruttore a cui si era fatto sollecito per porre fine al processo, lo rendesse di ragion pubblica, allora l'intero processo ed il suo proclama erano dal Pancali autorizzati a stamparsi; tanto che a