Rassegna storica del Risorgimento

1837 ; FRANCICA DI PANCALI EMANUELE ; SIRACUSA
anno <1939>   pagina <1081>
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Memorie dei moti del 1837 in Siracusa 1081
Pancali con ragion aggradiva non piacque ad Adorno, e profittando che il Patrizio presidente della deputazione di salute pubblica era chiamato altrove, facca esemplare da Corpaci il suo terribile manifesto ed attendendo che si radunasse la commissione dove dovea intervenire il Pancali, mentre che questi si introducea nel piano del Duomo dove era il palazzo comunale ed in quel punto, un popolo di più di seimila individui lo fermano, e facendo salire in scanza il Corpaci associato ad Adorno, ci legge a ad alta voce quel manifesto, e terminata la lettura l'intero popolo impone al Patrizio firmarlo per stamparsi, essendo scoverto essere il cholera opera di veleno; un individuo con calamaio e penna si presenta a Pancali, quello firma che ad acclamazione del popolo si stampasse, ma lo trattenea presso di sé, e si dirige alla casa comunale dove l'attcndea la commissione, e dove lo seguiva Adorno, uno dei componenti quel corpo. Giunto innanzi la commissione Pancali forte si dolea di agire sì pericoloso ed arbitrario, e domandava che si regolasse quel proclama, mentre alcune parole quanto pericolose altrettanto non essendo il processo con l'esperimenti fatti di ragion pubblica, mancava quel proclama di base e di prova ed essere nell'avvenire cagione di discredito, e perdersi il vantaggio della scoverta, a di più sostcnea di non potersi parlare di dò che non potea in quell'istante provarsi, mentre tutt'ora il processo con tutti gli atti che lo contenevano non erano di ragion pubblica ed in potere di un magistrato, che potea tradirli vedendone le conseguenze che ne avrebbe prodotto. Mentre che pero* rava il Patrizio cancellava in modo invisibile quello di Adorno nella maggior parte, e scrivendone nello stesso proclama un più moderato lo f acea firmare dallo stesso Adorno, quello cancellato, di unita al segretario della Commissione signor Musumeci lo firmò per darsi alle stampe e si rese pubblico non in Siracusa solo ma per ogni luogo dove quei marini liberi della quarantena si portavano. Quei massacri pur troppo da rifug­gire ogni cuore erano l'effetto dell'onnipotente illusione, che dominava le menti, che li stimolava alla vendetta, ognuno credeva rendere un tributo di sangue a quei pegni (?) morti da quegli esseri in cui cadeano quelle opinioni. Ma qui arrestavasi il popolo, calmavansi quegli spiriti agitati, e di questo momento di pace profittando la commis­sione mandava fuori una grida che tutti deponessero le armi, e che solo armati fos­sero coloro, che doveano in squadriglie perlustrare la città; arrogavasi di queste il comando l'Adorno; egli dava i biglietti di sovvenzione, il che valse non poco a trarsi gli animi dei beneficati, e qualche mormorio di quei, che ne restavano privi. L'ordine delle armi fu eseguito, non comparve in pubblico più alcuno armato; si aprivano le botteghe ma i maestri nulla faceano per difetto di travaglio. Intanto il cholera affé* rociva, pochi medici non reprovati dall'opinione volgare, correano alla salute degli infermi, gli altri fuggiti e timorosi negavansi comparire. Era scena terribile Io squal­lore, lo spavento di Siracusa misto alle continue viste di cadaveri, che senza segno di religione, erano condotti nelle bare da uomini, che sotto il peso frequente di cadaveri faceano il cielo di bestemmie echeggiare invece delle funebri salmodie di requie. Cadeano nelle strade e colà perivono. Le soglie del tempio furono letto di morte e colà quei miseri ricevevono gli ultimi conforti della religione. In questo stato ove gli uomini a guisa di animali bruti perivano, opprimevano ogni sentimento, una mano di ferro calava nei cuori, il timore e il sospetto rendeva!! insensibili ed egoisti. Profittando di questa calma il Patrizio cercava riordinare il tatto nello stato primiero, e richiamare l'ordine, quantunque fosse egli stato con ufficio dell'Intendente autorizzato a rappresentarlo, per uscire di tanta responsabilità, e finito lo scopo che lo spinse nel suo principio, e vedendo traviato il paese ed abbandonato, mirava a qualcuno che la legge chiamasse alle funzioni d'Intendente. Intanto giùnge alla commissione un'ordinanza del generale
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