Rassegna storica del Risorgimento
1837 ; FRANCICA DI PANCALI EMANUELE ; SIRACUSA
anno
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1939
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pagina
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1091
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Memorie dei moti del 1837 in Siracusa 1091
popolo sventurato a rompere in quelli eccidi, che dovcano accompagnare tali furori covati da infinite oppressioni, e se il lettore sente orrore a tanta furia, ne incolpi chi quegli orrori seminò, che poi male ne mietè, Siracusa era il Capo Valle, Siracusa città carissima per sentimenti generosi e per ospitalità sua, che comuni avevano i Lari o i bisogni, nelle feste, nei gaudi, che non Floridiani, ma Siracusani denomina vansi, e lo esempio di Siracusa fu lo specchio delle operazioni di quel paese.
Eravi una giunta di pubblica sicurezza cui dominava l'Accolla, ed egli fu il primo a gridate contro ai Siracusani, che ruggendo da Siracusa il cholera, colà ricoveravano, esagerando con le parole i pericoli che minacciavano il paese d'imminente cholera, s'impavorivono da prima quei poveri ed ignari villani, parte già sbottonavano contra ai Siracusani, parte più calmi e più avveduti erano per il contrario, dicendo di non doversi chiudere il comercio coi Siracusani come loro fratelli come quello il paese ove sempre i Siracusani sono stati benvenuti, cortesemente accolti, caramente trattati, e reciproci allctti d'ospitalità formavano un sacro accordo di sentimenti, e poi era trn gran capo di commercio per loro, ove andavano a smaltire neppure ogni giorno, ma ogni momento i loro prodotti, e grandi interessi li legavano. Ma con tutto questo Accolla, con li fautori del disordine e suoi soci, non si acquietava. La notte del 16 luglio giorno di domenica, nasceva un ammutinamento nel paese, quando penetrando il' Presidente Ricciardi, sfrattato dai villani, era poi nascostamente immesso e immesso dallo stesso Accolla, che avea gridato lo sfratto, a prima sera avveniva un serra serra-, più tardi un attruppamento, a che succedeva una grandine di grosse pietre, che sminuzzava tegole e vetrierc di Accolla, più. tardi bandivasi ad alta voce (tutta opera di Accolla, e suoi) che i Siracusani uscissero, e chi non li cacciava dalla casa erano ci medesimi cacciati dal paese; grande fu l'apprensione per quanti vi erano Siracusani; a notte inoltrata disfaceasi quell'attruppamento. La dimane rientrava la calma, ma la mattina del giorno 18 spacciava una lettera menzogniera Pandolfo, che in Siracusa erasi sollevata la guarnigione co' forzati, e messi fuori andavano predando i paesi attorno, e awicinavansi a quella volta. Il Giudice del circondario Accaputo, l'Accolla, ed altri della stessa risma a suon di tamburo mettono sossopra il paese. D'ogni parte a quella novella sbocca armata gente, squillano le campane, accorrono dai campi vicini, si fa popolo d'ogni parte. Era intendimento di questi... muovere essi il popolo, e farsene capi, o più. francamente tentare qualche altro tradimento; dopo immette-yanfii nelle sedute di pubblica sicurezza. Il Presidente sbottonava contro Siracusa, gridava contro i segreti convegni dei marinari e contadini riferiti dal Vicario Amorelli. Tanto bastò a sollevarsi il popolo, e far quel ch'era a fare a Siracusa. D'ogni parte accorrevano villani alla testa quei famosi intriganti e furfanti, raccoglievano forza intorno a loro; ma mancava il coraggio all'Accolla, ed agiva senza sapere che facesse gridando: bravo, compagni, intorno a me, fate tutto con senno. Sul momento avea fatto fondere una quantità di palle da moschetto ordinando che si dessero polve a suo conto, dava ordine a quei venditori dar polvere gratuita; mentre egli andava compartendo delle palle. Il Pandolfo alla testa scorrea a torno, mettendosi per animarli il Parroco Greco del paese. Intanto la sterminata famiglia di Greco popolare, ed in cuore a tutti, avea da prima guadagnato il campanile del tempio di S. Antonino, forte, e con una grossa provvigione di munizioni da fuoco, ma veggendo che già quei malvagi tendeano mettere in cuore alla plebe il sospetto contro essi, e che tutt'altro trai -tavasi fuori di difendere il paese contro l'aggressione inventata, allora discesero di là, si mischiarono nella folla e la guadagnarono, come molto accetti ad essa. Intanto la bubula di quell'evasione svaniva, e tt Pandolfo pronto all'uopo, invitava la folla a bere