Rassegna storica del Risorgimento

MODENA ; GIORNALISMO
anno <1940>   pagina <981>
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I giornali politici modenesi, ecc. 981
mentre l'opera pacìfica del Governo romano spense le primitive sim­patie per la dedizione del Ducato. D'altra parte l'atteggiamento di Piacenza verso il Piemonte, ben noto al Bianchi sin dalla fine di marzo, oltre che per la visita in quella città, per la corrispondenza da lui scam­biata col piacentino Pietro Gioia, e le tendenze albertiste aumentate in Parma, nonché i progressi dell'esercito sardo e le simpatie che il battaglione piemontese risiedente a Modena si acquistava col suo lode­vole comportamento, finirono per orientare i Modenesi definitivamente verso il Piemonte.
A decidere il Governo a uscire dalla politica di aspettativa che s'era proposto al suo sorgere e per la quale aveva dichiarato che soltanto dopo la vittoria si sarebbero decise le sorti del paese, contribuirono le manovre, ora più ora meno audaci, del partito duchista e le agitazioni mazziniane mosse dai reduci dall'esilio, tra i quali, vanno annoverati a Modena Paolo Fabrizi, Celeste Menotti, Giuseppe] Cannonieri, Giuseppe Fontana, Enrico Soragni, Adriano Conti, Teobaldo Malagoli, Giusti­niano Grosoli; a Reggio Giuseppe Lamberti e Giovanni Grillenzoni. Il 10 maggio il Municipio di Modena deliberò l'apertura di appositi registri per raccogliere le firme di adesione al Regno sardo e nominò una Commissione, tra i cui membri furono Antonio Peretta, Giovanni Sabatini, Achille Menotti, il conte Francesco Guicciardi, incaricata di sor­vegliare l'autenticità delle sottoscrizioni e di consegnarne a tempo debito gli elenchi al Municipio. Chiusi i registri, come era stato fissato il 25, il 29, dal balcone del palazzo del Governo fu letto il solenne proclama col quale, attesa una dimostrazione della Guardia Civica del 22, gli indi­rizzi dei volontari di Governolo e del Circolo Patriottico rispettivamente del 15 e del 23 maggio, senza nessun accenno ai risultati numerici, si dichiarava avvenuta la fusione in seguito a una maggioranza assoluta la quale andava ogni giorno aumentando per le sottoscrizioni che ancora si continuavano. La mancanza dei registri della fusione dei Ducati non permette né di smentire recisamente, come fece il De Volo, *) nò di sostenere col Bianchi,2) la asserzione di Voto Universale secondo il quale fu dal Governo Provvisorio proclamata l'aggregazione. Tuttavia in seguito all'esame dei giornali modenesi contemporanei e al confronto con i risultati della votazione di Parma, dove di fronte a un'assoluta maggio­ranza per il Piemonte non mancarono adesioni allo Stato Pontifìcio, al
i) T. BAYABD DE VOLO, op. d*, I, cap. XIX, g. 252.
2) N. BIANCHI, I Ducati Estensi dal 1815 al 1850, Torino, 1852, H, cap. XI, p, 161.