Rassegna storica del Risorgimento

EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1940>   pagina <1058>
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1058 Libri e periodici
Nel corso di queste vicende, l'Italia aveva fortemente contribuito alla raggiunta soluzione, ispirandosi al principio dell'indipendenza e dell'integrità dell'Albania, e mettendo a servigio la propria potenza per garantire la piccola nazione dell'altra sponda contro ogni pericolo.
Questo atteggiamento dell' Italia non venne modificato dopo la firma del proto-collo riguardante le frontiere. Il patto di amicizia e di sicurezza firmato a Tirana il 27 novembre 1926, il trattato di alleanza difensiva del 22 novembre del 1927 tra 1 Italia e l'Albania sono le due tappe decisive poste su quella stessa direttiva.
Inoltre la costante azione dell' Italia per la ricostruzione economica di quel paese rappresenta un'eloquente espressione dello stesso spirito politico. E però l'unione della nazione albanese alla nazione italiana, determinata dopo quella che il Giannini defi­nisce un operazione di pulizia contro re Zog, diventava lo sfocio naturale di tutta una azione ultraventennale.
I ventinove documenti ebe seguono alla rapida e chiarissima sintesi storica del Giannini, vanno dall'atto del 29 luglio 1913 della Conferenza degli Ambasciatori di Londra alla Convenzione economiccdoganalcvalutaria tra il regno d'Italia e il regno d'Albania, firmata a Tirana il 20 aprile 1939.
Completa il lavoro una pregevole bibliografia ebe comprende lavori italiani e
stranieri, n
PIERO ZAMA
FRANCESCO SAIATA, Il nodo di Gibuti; Milano, Istituto per gli Studi di Politica internazionale (Collezione Interessi e naturali aspirazioni del Popolo italiano)* 1939-XVII, in 8, pp. 340. L. 15.
Duecentocinquanta pagine di storia, sessanta di documenti inediti, ed una appen­dice di chiarine azioni particolari costituiscono il volume, che è dunque un'ampia e ben documentata narrazione di quel che sia stata la questione di Gibuti fino alla vigilia della presente guerra, e di quello che sia stato, da sessantanni a questa parte, il pro­gramma generale delle rivendicazioni italiane in Africa. Difatti Gibuti che dà il nome alla presente storia diplomatica è, nella trattazione, come il punto di convergenza di molte strade, e pud dare quindi logicamente il nome agli itinerari che a quel punto conducono.
Ciò basti per indicare l'ampiezza della trattazione.
II Salata che ha avuto a sua disposizione importante materiale diplomatico con­servato presso il Ministero degli Esteri e presso il Ministero dell'Africa Italiana, narra e documenta con la sua consueta spigliatezza e vigoria, e si getta, quasi battagliando, sull'argomento che vuol sviluppare, ponendo tuttavìa grande cura nella coordinazione dei fatti e delle circostanze che valgono a far conoscere la questione in tutta la sua ampiezza e nella complessità di quei legami che la inseriscono pienamente nella lotta fra Italia e Francia, in riguardo al compito che le due nazioni hanno inteso di svolgere nel continente nero.
Gli ultimi capitoli sono interamente dedicati alla illustrazione dei nove documenti pubblicati integralmente in fondo al volume, e ci portano sulla soglia di quella solu­zione che viene dall'azione in corso. Capitoli dunque in cui si rivela anche più aperto il temperamento dello scrittore e, diremmo anche, la sua fine abilità di diplomatico, a cui è tutt'altro che negata l'arte della parola.
Si respira nel libro una certa aria di polemica, se polemica può dirsi una maniera molto viva di sentire, e un certo modo ardente di esprimere opinioni conseguenti ai fatti esposti* In ogni caso si tratta di polemica misuratissima, consona all'ora che viviamo, alla quale non potrebbe sottrarsi, per la natura stessa dell'argomento, nem­meno uno storico di eccezionale valore come Francesco Salata. E però il libro è di quelli che seminano idee solide, concezioni ferme, e non già parole rumorose od atteggiamenti passeggeri. PnSH0 ZAMA