Rassegna storica del Risorgimento

EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1940>   pagina <1062>
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Libri e periodici
schietti eserciti nazionali e termina con la sconfitta di Napoleone, dopo che questi ha dominato militarmente e politicamente l1 Europa per quasi un ventennio.
La rivoluzione francese, alla quale è stato sempre riconosciuto il merito di aver chiuso un'epoca e di averne aperto un'altra, non solo ha portato radicali trasforma­zioni nei campo politico e sociale, ma anche in quello militare. L'esercito infatti non è più costituito da mercenari, nazionali o stranieri i quali combattono, quando combat­tono, solo in vista del guadagno, ma è costituito da tutti i cittadini guidati ed animati, sul campo di battaglia, dal sentimento di combattere per la propria patria, per i propri beni, per l'ordinamento politico che si sono dati e al quale sono attaccati; per difen­dere, cioè, quelle condizioni di vita che ritengono le migliori. I pericoli, i disagi, i sacri­fici assumono quindi un altro aspetto ed un'altra importanza, e sono affrontati con ben altro spirito.
Queste circostanze hanno una profonda ripercussione sulle teorie e sui metodi di combattimento, sull'ordinamento dell'esercito, sugli stessi approvvigionamenti e conseguentemente sull'organizzazione dei servizi logistici. Ma soprattutto lo hanno nello slancio col quale i nuovi eserciti combattono, sullo spirito offensivo. Il rapido tramonto del vecchio sistema e il lento ed incerto sorgere del nuovo è seguito passo passo dall'À. attraverso tutto i tentativi, le contraddizioni, le difficoltà, specialmente per costruire da cima a fondo un organismo, pel quale non manca un ottimo materiale umano, ma difetta soprattutto l'esperienza, e pel quale nei primi tempi, non sempre è possibile trovare gli nomini che sappiano adattarsi alle nuove circostanze e posseg­gano le indispensabili doti di comando. L'entusiasmo patriottico, l'impellente neces­sità di far fronte immediatamente al pericolo esterno colmano molti difetti, ma non possono creare d'incanto i generali, non possono far sorgere subito una chiara dottrina di guerra, necessaria alla condotta delle campagne e soprattutto ad ottenere la concorde cooperazione di tutti per il conseguimento di un unico fine.
Per dare a questo organismo, straordinariamente ricco di energie vitali, un ordi­namento, una sistemazione e principi operativi validi, occorreva un genio militare e questo genio militare fu Napoleone Bonaparte, il quale non fu solo un grande capitano, ma anche un grande innovatore e sistematore: nel campo militare allo stesso modo che in quello politico. Col nuovo formidabile strumento che la Francia gli diede in mano e col suo genio egli riportò una serie lunghissima di ininterrotte vittorie, con le quali abbattè i più agguerriti eserciti d'Europa e impose il suo dominio a gran parte del continente. È in quelle campagne, e non in trattati da lui scritti o dettati, che dob­biamo ricercare i suoi principi, le sue teorie, quei principi che hanno completamente rinnovata l'arte della guerra, e che nelle linee essenziali sono validi anche oggi.
Con questi intenti il generale Vacca-Maggiolini dedica questi due grossi volumi alle guerre napoleoniche. Suo sforzo costante è quello di mostrare che la condotta di Napoleone in tutte le campagne e in tutte le battaglie è il risultato della riflessione e di una profonda elaborazione dei dati della situazione. I principi napoleonici? Tattili Conoscono, ma chi fosse tentato di tradurli in una serie di massime diremo così in un manuale pratico, si troverebbe in grave imbarazzo, perchè all'infuori di alcune proposizioni generali, come quella di condurre la guerra con spirito offensivo e quello di far massa prima dell'avversario, non si può stabilire un ricettario buono per tutti i casi. Eppure le campagne di Napoleone seguono sempre degli schemi così logici, sono il risaltato di una quantità di fattori di cui egli teneva costantemente conto, che sem­brerebbe un gioco poterle riprodurre. Quasi quasi a seguire la narrazione dell A. si sarebbe indotti a pensare che ognuno di noi in circostanze simili sarebbe capace di fare altrettanto. Ora il segreto di Napoleone consiste appunto nel sapersi adattare alle circostanze, nello sforzo continuo di non tralasciare nessun elemento della realtà, nella coscienza costante della prevalenza del fattore umano, nella esatta valutazione di ogni cosa, nella prontezza ad abbandonare i progetti più studiati e maturati non appena si accorgeva che non corrispondevano più ai cambiamenti avvenuti. Cosicché