Rassegna storica del Risorgimento

EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1940>   pagina <1063>
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Libri e periodici 1063
anche la indiscutibile fede teorica da Ini riposta in alcuni principi fondamentali di guerra ali atto pratico finisce spesso nel loro completo abbandono. E con tutto questo gli inse­gnamenti che si possono trarre dallo studio delle campagne napoleoniche sono infiniti*
U generale Vacca-Maggiolini si preoccupa di sfatare la leggenda che il genio Sta una intuizione quasi divina che sfugge ad ogni analisi, che perciò non si può studiare e tanto meno prendere a modello, e vuol dimostrare che le vittorie di quel grande Italiano sono state sempre il frutto di un serrato ragionamento del suo formidabile cervello, ragionamento che pertanto può, anche dalle nostre modeste intelligenze, essere compreso e che possiamo perciò tentare, educandoci alla scuola di quell'insupe­rabile maestro, di imitare al momento del bisogno . Ora la distinzione che l'À. tenta di creare non ha ragione di essere. Il genio infatti è intuizione e raziocinio, non opera su una tabula rasa., ma su una Tealtà preesistente, che deve conoscere bene, se vuole operare proficuamente. Però colla sua intuizione egli vede e percepisce quello che altri non vedono. Così Galileo ha l'intuizione dell'isocronismo del pendolo dall'osservazione dell'oscillazione della lampada, fatto che già milioni di uomini avevano osservato. Così Napoleone a Lodi ha Vintuvdone esatta della situazione e predispone tutto con meticoloso calcolo; ad Austerlitz intuisce il piano degli austro-russi molto tempo prima che sia in pieno sviluppo; prima della battaglia di Iena dal semplice cessare del cannoneggiamento intuisce che il nemico non si è difeso a lungo e il successo è rimasto ai suoi. E una serie ininterrotta di intuizioni sono le sue valutazioni dei continui cam­biamenti prodottisi nella reaJ.tà, ai quali fa fronte non con l'improvvisazione caotica, ma con la pronta applicazione di mezzi e di metodi conosciuti e meditati da tempo.
Tuttavia la distinzione fatta dall'A. parte da una preoccupazione legittima e che dimostra il suo attaccamento all'arte cui ha dedicato la vita. La trascuranza di ogni severo studio militare egli scrive che fu caratteristica negli eserciti piemontesi (poiitaliano) e francese per più di metà del sec. XTX e che fu causa precipua di Custoza e di Sédan, derivò proprio dalla persuasione, dominante in Italia ed in Francia dopo il 1815, che le vittorie di Napoleone fossero dovute esclusivamente al suo genio innato, che solo le doti naturali servissero al soldato e che la cultura gli fosse dunque un ingombro superfluo o addirittura dannoso. Né è da credere che siffatta trascuranza non possa ormai più verificarsi: la facile tendenza alla pigrizia mentale, la nostra fiducia nella vivace genialità latina che non ha bisogno di studio e di preparazione, esistono tuttora. E cioè ci problemi della guerra non si risolvono caso per caso, con la semplice ispirazione o con fulminei colpi di genio, la guerra invece va fatta secondo una dottrina lungamente e profondamente meditata e applicata poi con rigoroso ragionamento alle mutevoli contingenze della realtà . Lo stesso Napoleone ci avverte: ogni operazione deve esser fatta seguendo un sistema, perchè coll'azzardo nulla può riuscire . Natural­mente dallo studio e dalla riflessione l'uomo geniale trarrà molto di più dell uomo comune, ma quest'ultimo, se non avrà studiato e riflettutto, non avrà- nemmeno la risorsa del genio che, in mancanza d'altro, rimane al primo.
La narrazione delle guerre napoleoniche fatta dall'A. coll'intento di trovare sempre il metodo seguito da Napoleone può sembrare una narrazione a tesi. Ora tale sarebbe solo nel caso in cui egli trovasse tutto giusto, tutto ben predisposto e tutto ben fatto. Ma non è così dell'esposizione del generale Vacca-Maggiolini il quale non tra­scura di mettere in evidenza anche gli errori commessi da Napoleone, i colpi di audacia talvolta calcolata e talvolta temeraria, gli errori di valutazione, l'eccessivo ottimismo in certi casi, ecc.
Un punto particolarmente delicato è quello di spiegare la caduta del grande Còrso. Dal punto di vista militare, afferma il generale Vacca-Maggiolini, le doti di grande capitano non vennero mai meno, ma sopraggiunscro altri fattori a contrastargli e infine a togliergli la vittoria. Anzitutto a lungo andare anche gli altri imparano la lezione; di fronte al suo dominio i popoli si svegliano e si ribellano e sostituiscono agli eserciti di mestiere, eserciti nazionali, animati dallo stesso spirito di patriottismo degli