Rassegna storica del Risorgimento
1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
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Vincenzo Carmen/tetto
diversità del culto lo avevano spinto a partire per Livorno; di là scacciato da quella Polizia era passato nello Stato romano alla cui frontiera: fu derubato di tutte le sue spoglie. Aveva ramingato fino al 1826, privo di mezzi, col timore di essere arrestato da un momento all'altro. Poi il desiderio di rivedere i figli, l'interesse di sistemare l'azienda di famiglia lo avevano deciso ad imbarcarsi a Terraeina, a sbarcare furtivamente nella rada di Napoli alla punta di Posillipo, donde per luoghi montuosi e remoti era pervenuto ad Ospedaletto, ove si era tenuto nascosto sino allora in alcuni suoi poderi. Fu riespulso nell'estate del 1829 con passa-porto per Roma, ove presto lo raggiunsero la mogb'e e i quattro piccoli figli, per le cui spese di viaggio il Ministro della Polizia concesse il soccorso di 18 ducati. Ma pochi mesi dopo il FERRO, che aveva esaurito tutte le sue risorse, vicino a perire fu costretto a rivolgersi alla pietà del Sovrano, perchè almeno gli fosse aumentato il sussidio in una città ove i viveri andavano a prezzo scandaloso ed irrisori erano per sei persone sei scudi al mese.
Come questo parecchi altri fuorusciti si dettero premura di chiamare presso di loro le proprie famiglie, senza voler riflettere che il sussidio governativo di 4 carlini giornalieri non era sufficiente a sostentare neppure una persona sola. A prevenire disordini per debiti non soddisfatti ed altri imbarazzi ed evitare la non piccola spesa di rimandare indietro le famiglie a carico del R. Erario, il Console pregò la Polizia napoletana di rifiutare ad esse i passaporti. E poiché gli esuli in espiazione di condanna giudiziaria erano esclusi dal sussidio, avvenne che ALESSIO CERRATO e LEONARDO PENTA di Mirabella Eclan e SALVATORE DE JOANNA di Sant'Angelo all'Esca, i quali in grado di concordia erano stati condannati a sette anni di esilio, erano carichi di debiti Con sudditi barbareschi, che allorché le cambiali andavano in protesto strepitavano per essere pagati. Ce ne volle perchè il danaro giungesse dalle loro immiserite famiglie! Ma anche giunto non si quietò il Bey; egli parlò vibratamente al Console: o si sovvenzionassero costoro a somiglianza degli altri o egli li avrebbe fatti subito sgombrare. Sua Maestà si arrese, autorizzando il Console a somministrare il sussidio anche a questi, ordinandogli però di facilitare il passaggio dei proscritti in altri esteri dominj per diminuire cosi gradatamente il peso degli assegnamenti gravitanti sul Reale Tesoro. E faceva ripetere al R. Console generale in Livorno la raccomandazione di non rilasciare più alcun passaporto per Tunisi à sudditi esiliati, a meno che non si trattasse di accordarlo a qualcuno in condizione di mantenersi colà a proprie spese comodamente. Nel 1826 erano 38 i regi sudditi nella Reggenza sussidiati che