Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1940>   pagina <122>
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Vincenzo Cannavìcllo
di S. M. ed al suo Rcal Governo. Molti di essi hanno meritata la stima di questi Signori Consoli che li hanno ammessi alla loro società, dove si sono sempre lode­volmente comportati...
Lo stesso giudizio dava di loro tutti il Prefetto apostolico della Missione locale frate Alessandro da Massignano, il quale a due Xrpini in particolare, sul punto di rimpatriare, GHERARDO ed ACHILLE TAGLÈ, padre e figlio, del comune di Candida, rilasciava pubblico attestato che
in un anno e mezzo di loro dimora in Tunisi avevano vissuto sempre da buoni Cristiani e Gherardo Taglè facendo da istitutore della lingua italiana a molti giovani delle più scelte famiglie si era attirato la stima universale.
Con tutto ciò è di questo stesso anno 1825 uno strano incidente che prova come fra tante limpide coscienze dei nostri espatriati non ne mancavano purtroppo alcune torbide, le quali, appena scosse da grandi contrarietà, facevano apparire a galla della feccia che era nel fondo del loro animo.
Verso la fine del marzo un furibondo comunicato del Bey al Con­sole delle Due Sicilie intimava lo sfratto dal territorio, nel termine di tre giorni, di tutti i Napoletani, senza alcuna eccezione. Ad un ordine cosi grave e sorprendente il Console corre al Bardo per conoscerne la ragione, ed il Bey ricevutolo in una stanza recondita gli fa leggere una anonima a lui indirizzata. Essa diceva: I Napoletani Carbonari hanno formato un'associazione nel vostro Paese, ammettendovi Turchi, Mori, Cristiani e quasi tutti i Greci qui stabiliti. Attendono che dei corsari greci prendano dalle isole della Sicilia altri Carbonari per fare al loro sbarco in questi lidi una rivoluzione ed uccidere Bey, Famiglia, Mini­stri, ed impadronirsi del Paese. E vi si nominavano 13 individui come capi della cospirazione.
Il Bey era molto agitato. H console De Martino nel suo costerna-mento riuscì a discernere, fra il buio ove brancolava, un barlume, cioè il sospetto che autore della denuncia potesse essere un suddito napole­tano, tal Francesco Galasso di Baiano in Terra di Lavoro, che un tre mesi prima era arrivato da Malta qualificandosi medico, senza però che alcun documento lo accertasse. Era privo di mezzi di sussistenza e pretendeva esser mantenuto da tutti i connazionali che ivi si trovavano, i quali per qualche mese lo soccorsero, ma poi si rifiutarono. Fatto venire l'indiziato al Bardo, il Bascia Mamluc lo sottopose ad un interrogatorio cosi abile, che dopo qualche ora gli strappò la confessione che autore dello scritto anonimo era proprio lui. Della falsa demi nei a contro le indicate persone il Galasso si scusò dicendo che esse avevano cercato di avvilirlo nel Paese. S'indignò il Bey della calunnia, che gli aveva tolta la pace per alcuni