Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1940>   pagina <125>
immagine non disponibile

Gli Irpinì. della rivoluzione del 1820 nell'esilio 125
dell'esilio acuirono molto lo spirito intraprendente ed attivo di CARMINE MOSCA: dapprima egli impiantò una locanda, che dopo alcuni anni per il pochissimo o nessun rendimento smise. Si ritirò allora in Portofarina, dove prese l'appalto dello smercio dei vini; poi si diede ad esercitare la compra-vendita di tabacchi di frode, secondo una informazione del V. console Saverio De Martino, e, scoverto in questo abuso, ce ne volle per salvarlo dall'espulsione dallo Stato, pena stabilita nel regolamento finanziero. In seguito, ottenuto a prestito da un negoziante sardo 4000 piastre, si avventurò nella speculazione di acquistar maiali, che i mao­mettani aborriscono per religione, ed arrivò a possederne circa 600; e poiché questi facevano dei guasti alle tombe ed ai campi seminati, suscitarono il risentimento degli interessati e del Governo locale.1) Chiamato infine nella vertenza, il R. Console chiarì che i guasti, quelli ulteriormente lamentati, provenivano da suini appartenenti ad una famiglia sarda, non, come si voleva far credere, al suo amministrato, il quale a una prima intimazione fattagli, aveva preso in fitto una mon­tagna distante circa dieci miglia da Portofarina affinchè quei suoi ani­mali riuscissero innocui. Il rimanente dell'accennato capitale dal MOSCA fu impiegato in prestiti ad interesse a diversi Mori, e nella produzione di vino, che egli smaltiva in una sua osteria. Tutte queste differenti industrie e commerci esercitò l'ex sergente dei Dragoni di Avellino dal 1824 fino al 1848, quando lo troviamo ancora nella Reggenza, tutt'altro che amato nell'ambiente.
Uno degli ultimi esuli politici arrivati colà fu CARMINE ANTONIO JANNELLI di Serino. E un caso pietoso quello di costui, vittima un po' dell'insipienza ed esaltazione propria, un po' della malvagità altrui, ed anche forse d'inumani procedimenti polizieschi: tutto un complesso di cause che condussero il poveretto alla disperazione e quasi alla follia. Denunziato nel suo paese natio come componente di una nuova setta
J) Traduzione della Nota del Bey al Console napoletano in Tunisi: Lode a Dio unico Dalla parte dello schiavo del suo Dio, che sia glorificato il M'uscir Àhnxet Bascia Bey Possessore del Regno di Tnnis Al nostro Alleato il cav. Saverio De Mar­tino Console generale, del Governo di Napoli a Tnnis - Noi vi abbiamo già scritto rela­tivamente al nominato Mosca napoletano* che ha nn gran numero di maiali ohe com­mettono de'grandi guasti alle tombe, ed ai eampi seminali. Noi veniamo di sentire oggi, che lo stesso Mosca possiede circa 600 maiali a Portofarina, e suoi Circondàri, e che le tombe, e j campi ne han sofferto de* grandi danni. Li corpi de' morti reclamano altret­tanto rispetto, che quello dovuto alla proprietà de* campi semensati. Noi vi preghiamo di obbligarlo a cessare questo gran danno; nel caso contrario ordineremo che tutti sien messi a morte questi animali, e fin'aU'ultimo, quante volte egli persista a mante-nerli. La soppressione di nna cosa cattiva è obbligatorio Possiate restare Botto la salvaguardia di Dio - scritta li 3 Zìi Kadja 1264 ,