Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1940>   pagina <127>
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Gii Irpini della rivoluzione del 1820 nelV esilio 127
Jannclli diede i primi Indizi di pazzia, perchè figurandosi clic Gallo potesse avere dei sospetti sopra di lui per il furto commessogli, ricorse al Console Inglese pregandolo di volerlo proteggere contro il sig. Gallo. Indizi di furio contro Jannclli non ve n'erano; tu trattenuto per alcuni giorni nel Consolato; tentò di rompersi la testa contro i ferri del caminetto, e due giorni dopo si buttò dal balcone del Consolato e si ruppe le due gambe. Dal mio predecessore li fa data una camera appartata del Consolato, e fu rimesso nelle mani dei chirurgi e medici In questo stato lo ritrovai al mio arrivo qui verso la fine del detto Dccembrc. Durante la cura, e circa tre mesi dopo la catastrofe or ora narrata fu trovato una mattina bagnato nel suo sangue per aver tentato di ta­gliarsi la gola con un rasojo. La ferita non era pericolosa, e quando fu alquanto rimar­ginata gli procurai un alloggio in citta non volendo più tenerlo in Casa. Verso il finire di Agosto mi fu riferito da alcuni altri eliminati che il Jannelli da più giorni non era ritornato nella sua camera, clic avea lasciata aperta, e nella quale non esisteva che un paio di sedie vecchie, od un miserabile strapuntino. Feci fare tutte le possibili diligenze per rinvenirlo. Il Bey, amia richiesta, diede tutti gli ordini opportuni a tutti ' Governatori dell'interno, ed io ne scrissi efficacemente a tutti i Viceconsoli ed Agenti Consolari della costa. Ma tutto fu invano, ne finora ve n'è stato notizia alcuna per cui ho perduto assolutamente la speranza di rinvenirlo, e debbo credere che si sia buttato in qualche cisterna, o nel mare. Intanto durante la di lui malattia i suoi medici vole­vano abbandonarlo se non erano pagati. Egli si diresse ad un certo Angelo Bassano il quale sborsò all'uopo P.re 250, che mi obbligai di pagare a ragione di P.rc 20 al mese sul suo sussidio... Debbo ancor prevenire V. E. che sotto il 2 febbraio del corr. anno fu stipulato in questa Cancelleria un, contratto di debito dì P. 600 di cui il Jannclli si dichiarò debitore verso il sig. Francesco Gallo, e che si crede generalmente estorto con minacce onde coprire il sig. Gallo del furto, che senza prova alcuno si pretendeva essergli stato fatto dal Jannelli....
Da rapporti successivi dello stesso Console si sa che l'infelice fu ritrovato un quindici miglia lontano da Tunisi in un luogo detto il Soli­mano in uno stato di miseria e d'infermità commoventi. Aveva passato novantasei ore senza prender cibo alcuno, poi si era sostentato di fichi d'India, raccattati nelle campagne, e di qualche elemosina fattagli dai Mori, ed aveva dormito quasi sempre sotto un albero. Il console Girardi Io allogò presso un Moro col compenso mensile di 30 piastre per vitto e alloggio, ma non tardò a ritirarlo nel Consolato stesso, per cristiana carità provvedendolo delle necessarie vesti, somministrandogli il desinare dalla propria tavola, facendolo curare dal proprio medico. Ma il Jannelli mal reggentési sulle gambe fratturate, che trascinava con le stampelle, in preda alla fissazione che gli volessero tagliare la testa continuava ad attentare alla propria vita, donde la necessità di sorvegliarlo. Non sen­tendosi di tenere più. un tale disgraziato il Console ne implorò dalla Sovrana clemenza il rimpatrio e l'internamento nella casa degli alie­nati di Aversa. Nel Consiglio ordinario di Stato del 27 febbraio 1834 Sua Maestà acconsentì alla proposta. E nel luglio di detto anno il R. pacchetto Leone sbarcava l'infelice a Napoli, ove fu tenuto in