Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1940>   pagina <130>
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130 Vincenzo Cannavieìlo
P - - -Il . !- - - . .
Cristiani, nel quale trovò scampo e protezione l'assassino fuggiasco. ') Pare che alcuni dei rimpatriati lasciassero nei paesi del loro esilio un increscioso strascico: i debiti.
Nel 1830 PASQUALE GrLiBERTi di Sorbo, NUNZIANTE PREZIOSI di Mervogliano, SALVATORE DE JOANNA di S. Angelo all'Esca ed Orazio D'Amore di Marigliano, vivendo in ristrettezze a Biserta, avevano tro­vato in quel viceconsole Giuseppe Costa la pietà di un prestito. Graziati dall'Editto sovrano del 18 dicembre di quell'anno essi, come asseriva il creditore, promisero di sodisfare l'obbligo loro appena giunti in patria, ma poi sembra che qualcuno di loro non riuscisse a mantenere la pro­messa, qualche altro fosse numeritamente ritenuto mancatore dell'im­pegno. Il Costa dopo avere invano insistito privatamente per riavere il suo, nel 1835 per mezzo del console De Martino reclamò il rimborso complessivo di piastre tunisine 467,26 : singolarmente dal Giliberti piastre 285, dal Preziosi 100, dal D'Amore 50, dal De Joanna 32,26. Citati in giudizio, il Preziosi, esibendo la cambiale restituitagli? provò d'avere estinto il suo debito ; anche il De Joanna e il D'Amore sosten­nero d'aver sodisfatto ogni obbligazione;2) il Giliberti invece riconobbe sì l'enunciato suo debito, promise di pagarlo nello spazio di quattro anni con l'usufrutto dotale, poiché egli, nullatenente, percepiva la giornaliera sussistenza da un suo germano, però nel 1840 appariva ancora insolvente.
SALVATORE DE JOANNA al suo arrivo da Tunisi avanzò supplica a Sua Maestà per il ricupero di 150 pezzi duri per 27 mesi di sussidio a lui
i) Ugualmente tragica fa la fine di due esuli, del calabrese Rosario Santanna di Fimnefreddo, già basso uffiziale dello squadrone di Morelli e Silvati; e del nolano Anto­nio Montano, cospiratore insieme con l'abate Minichini. Ci fa sapere il Console napole­tano a Tonisi che il Santanna si faceva lecito di insultare i Mori con disprezzo della loro religione, per cui una volta fu imprigionato e un'altra fu aggredito di nottetempo e ferito. Con questo impertinente procedere e col giocare alle carte con i Mori, guada­gnando quasi sempre lui con la destrezza, era divenuto nel loro ambiente odioso, e la sera del 17 ottobre 1834, mentre si ritirava dalla passeggiata, nel sito della Doganti vecchia fuori le Porte fu freddato da un colpo di schioppo, senza che si riuscisse a rin-tracciare l'assassino. Il Montano, già condannato a morte in patria e per grazia rele­gato, ottenne nel maggio del 1834 im passaporto per Tunisi col divieto di rientrare nel Regno. E viveva con un figliuolo ed una figliuola prima facendo il maestro di scuola, poi il... contrabbandiere. Sorpreso una prima volta dalle guardie con un carico di tabacchi fu arrestato e per poco non fu espulso dalla Reggenza; una seconda volta, di notte a 18 miglia da Tonini, sorpreso da una masnada di malfattori arabi fu assassi­nato (Gt. Arch. St. Nap.y R. Gongolato Tonisi, nuova serie, fase. 8).
2) Specialmente per il De Joanna ciò poteva esser vero. Il 23 marzo del 1830 in bisogno certamente di sodisfare debiti, dinanzi al R. Console di Tunisi ed a testimoni egli aveva costituito suo procuratore D. Dionisio Colucci di S. Angelo all'Esca dandogli pieno potere di vendere 3 tomoli di terra di sua proprietà, sili nel luogo detto Le coste di S. Maria .