Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1940>   pagina <131>
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Gli Irpini della rivoluzione del 1820 neW esilio 131
non corrisposticela: ragione di 4 carlini al giorno assegnati agli esuli. H cav. Capece Munitolo dei Duchi di S. Valentino, segretario generale del­l' Intendenza di Principato Ultra, incaricato d'interrogare in proposito tutti i graziati irpini reduci dalla Reggenza e fare ogni altra indagine, assodò che sia il De Joanna che il Penta ed il Cerrati erano stati esiliati non per misura di polizia, sibbene per espiazione di condanna giudiziaria e come tali, giusta la distinzione nelle norme sovrane, non. avevano diritto al sussidio. Quando il Bey dichiarò che non avrebbe più tollerato la loro presenza nel suo Stato a causa dei debiti che vi avevano con­tratti, Re Francesco nel consiglio del 13 marzo 1827, per misura di pub­blico interesse e non per il periodo precedente, accordò anche ad essi il sussidio. Pertanto il reclamo non fu accolto.
Nel 1833, quando stavano per scoppiare delle ostilità fra il Governo napoletano e la Reggenza di Tunisi, fu qui inviato rappresentante di S. M. al comando della regia flotta D. Marino Caracciolo. Avendo questi, duranfb i 62 giorni di dimora colà domandato esatto ragguaglio di 7 esuli: GIUSEPPE CRISCUOLO, GIOVANNI MASTROPIETRO, LUIGI PALOMBA, GIORGIO ROSSI, LUIGI VISCONTI, Carlo Moschetti e Giuseppe Garofalo (solo questi ultimi due non erano Irpini), ebbe dal console Antonio Girardi il 15 maggio 1833 la seguente risposta:
... In onore del vero debbo riferirle, che questi soggetti hanno tenuto una condotta in tutto regolarissinia..., né mai vi è stata lagnanza, o ricorso contro de' medesimi; e per quanto bo potuto indagare la loro condotta è stata non meno lodevole in tempo del mio predecessore. Soltanto con Luigi Visconti vi sono stati circa due anni sono dei contrasti per affari galanti, del Visconti, ne* quali il defunto cav. D. Renato 0 mi sembra aver presa una parte attiva, ebe non gli competeva, e di aver fatto piuttosto un abuso di potere in danno del Visconti. Debbo rammentarle che i sopradetti indi* vidui sono quegli stessi che mi fecero dei progetti negli ultimi tempi che sono ugual* mente alla di lei conoscenza, per lo caso che una rottura tra il nostro Governo e questa Reggenza fosse scoppiata, e che mi hanno fatto ad evidenza conoscere non meno alloro coraggio, che il loro attaccamento per il nostro amato Sovrano e per la loro Patria...
Dall'indulto del 16 gennaio 1836 a proposito della nascita del Principe ereditario, elargito a 54 sudditi, quasi tutti costoro furono graziati.
Uno di loro che oltre a due anni di prigionia prolungò per due lustri e mezzo l'esilio a Tunisi fu il diacono canonico D. GIOVAN BAT­TISTA MASTROPIETRO, secondo assistente della Vendita di PaduK dal
') Intendi il R. console Renato De Martino. Questi, infermatosi, mori nella traversata da Tunisi a Napoli il 17 agosto 1832. Fu interinahnente, pennesi, incaricato del Consolato tunisino il primogenito dei suoi 8 figli, Giacomo, finché vi fu destinato il cav. Antonio Girardi fino al 1834 quando vi andò Saverio De Martino,fratello di Renato.