Rassegna storica del Risorgimento
1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
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1940
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Vincenzo CannavieUo
titolo L'inimica dell'Ambizione. Di lui il Registro degli esuli per carichi politici diceva:
Antico settario cospiratore per essere stato nel quinquennio tradotto alla Commissione Militare qual promotore della setta Carbonica. Il giorno 3 loglio 1820 si associò agli altri settari armati e forniti di emblemi settari, proclamò e sostenne la rivoluzione nel Comune di Pachili, secondo apparisce da' documenti presso la Gr. C. Speciale di Napoli la quale spedi contro di lui mandato di arresto.
Si sa inoltre che egli profittò del R. rescritto 4 ottobre 1822 che metteva a disposizione un libero passaporto per l'estero e si diresse a Roma, ma giunto a Terracina fu dalle forze pontificie respinto e poi rinchiuso nel carcere di Santa Maria Apparente di Napoli. Non tanto per l'orrore del carcere quanto per porre in salvo la propria salute dal morbo petecchiale che nella primavera del 1824 si era ivi sviluppato, fu costretto a chiedere un secondo passaporto, che questa volta ottenne per Tunisi. Molte e molte suppliche il padre Angelo Maria umiliò al Sovrano rispettosamente notando:
... I voluti correi (e compaesani) Nicola Marcarelli, Bruno Lopez, Giov. Batt. Abati, Giuseppe Silvestri ban subito un incarto, e con decisione de* 23 marzo 1825 della Gr. C. Criminale di Avellino ne sono risultata innocenti, ed ora vivono nel seno delle loro famiglie. Il destino di Giovanni Mastropietro era pur lo stesso se si esponeva al giudizio. Ma egli ha sofferto assai di più col lungo e penoso carcere diciassette mesi e coli'angoscioso esilio. Accolga i voti di un cadente desolato padre Vostra Maestà.
Li accolse nel gennaio del 1836, ma senza risultato perchè il 30 dicembre del 1836 Anna Follo da Paduli, distretto di Ariano, supplicava ancora Re Ferdinando per il ritorno di suo figlio canonico MASTRO-PIETRO dopo undici mesi dall'indulto, non ancora restituito alle braccia sue e dell'afflitto genitore. Tra le pratiche burocratiche e le riserve poliziesche il Rossi finì col lasciare in Tunisi la vita, e la sua orfana famiglia col CRISCUOLO e il MASTROPIETRO dovettero aspettare il maggio dell'anno seguente per potersi imbarcare sul brigantino Santa Morìa di Porto Salvo diretto in Italia.*)
Che pietosa fine fu quella del Rossi 1
GIORGIO ROSSI di Michelangelo di San Giorgio la Molara, allora nel Principato Ultra, ai primi di novembre 1823 era sbarcato a Tunisi, e sci anni dopo vi aveva sposata una giovane povera come lui, dalla quale ebbe tre figliuoli. L'ex tenente dei militi aggregato allo Squadrone Sacro si ridusse qui a dare lezione di chitarra per sostentare onestamente ma assai miseramente la famiglia. Presto altri malanni più. sinistri della povertà stessa lo colpirono: prima attacchi di apoplessia,
l) Gr. Arch. St. Nap.t Esteri, Affari riscrv. fase, 3703 e Minisi. Potiz, fase, 804, voi. 28.