Rassegna storica del Risorgimento
1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
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1940
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Gli Irpini della rivoluzione del 1820 nell'esilio 133
poi un tumore maligno al basso ventre, che lo assoggettò a difficile operazione, infine la demenza. Le sofferenze dell'infermo, i debiti da cui era oppresso e l'estrema miseria della famiglia impietosirono il console Saverio De Martino, il quale oltre a somministrare per l'indispensabile cura 96 piastre, senza contare il sussidio mensile, implorò nel giugno del 1836 da Sua Maestà il richiamo dell'infelice: così almeno le innocenti sue creature avrebbero avuto l'assistenza dei parenti. Frattanto la demenza del Rossi prese forma di grafomania. Egli scriveva rime e lettere strane, in cui ricorrevano i nomi di Francesco Gallo e Criscuolo i due avellinesi espatriati come lui,della moglie Caterina, della figlia Clelia... Per le continue percosse e minacce della vita alla moglie, bisognò separamelo; non poche volte, correndo egli le strade avvolto in un semplice lenzuolo, si dovettero spedire i dragomanni del Consolato a ricercarlo. Una volta che scappato di casa si portò al Bardo, fu necessario usargli violenza per impedire che entrasse nel palazzo. L'intimazione del Bey al Console che mai più*si ripetesse un simile disordine consigliò a tener chiuso il folle nella sua abitazione coi ferri ai piedi. Commiserando sempre più. l'affliggente stato del derelitto il Console ne implorò l'internamento nel manicomio di Aversa. Accondiscese il Sovrano nel Consiglio ordinario di Stato del 4 dicembre 1836, ma troppo tardi: due giorni prima Giorgio Rossi in Tunisi aveva finito per sempre di soffrire!
Mentre vi era chi rimpatriava da Tunisi, o vi lasciava la vita, vi era ancora chi espatriava colà: l'avellinese GIUSEPPE IMBIMBO, che già abbiamo visto col padre Nicola e col fratello Tommaso, capi rivoltosi nel 1820, esule per un decennio a Corra. Tornato in patria incappò nell'estate del 1837 insieme con altri irpini, fra cui l'ex colonnello Nicola Pionati, nuovamente nell'accusa di cospirazione contro il Governo. Abilitato dalla Suprema Commissione per i reati di Stato ad un passaporto per Tunisi, tra l'aprile ed il maggio del 1839, con la moglie, una figlia e la domestica lasciò Avellino. Un brigantino denominato Pompeo lo trasportò da Trapani alla sua destinazione, ove fu subito oggetto di sorveglianza. Del suo tenor di vita, delle sue vicende è documento onesto rapporto, in data 6 agosto 1841, del console Saverio De Martino al Principe di Scilla, Ministro degli Affari Esteri in Napoli:
Il regio suddito D. GIUSEPPE IMBIMBO ài Avellino dacché giunse in questa Reggenza con la famiglia non diede inni la benché menoma occasione di far rimarcare la sua condotta politica. Vivendo egli ri (iratissimo, e senz'alcunu pratica, questo sig. cav. Raffo lo volle impiegare come Istitutore de' suoi figli, e nipoti, e se ne 6 manifestato oltremodo soddisfatto. Avendo poi creduto il cav. Raffo, mediante li suoi vistosi mezzi, poter dare ai figli un'educazione completa, e più ricercata, si decise condurli in Parigi, ove attualmente sono; dimodocche il sig. Imbimbo perduta questa importante risorsa