Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1940>   pagina <135>
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Gli Ir pini della rivoluziono del 1820 nell'esilio 135
Dei consoli non tutti e non sempre lo abbiamo notato anche altrove sapevano mostrarsi sereni e indulgenti nei riguardi degli esuli. Ostili, animosi appaiono alcuni giudizi jdi funzionari consolari su alcuni di questi disgraziati, specialmente su Francesco Gallo.
Più volte è ricorso nella presente narrazione il nome di questo avel­linese, espatriato dapprima a Tunisi, passato poi a Roma e da Roma rispedito nel 1828 a Tunisi. Nel registro poliziesco degli esiliati si leggono a riguardo di lui tali carichi:2)
FRANCESCO GALLO, cospiratore, nel di 1 luglio 1820 si videin Avellino co* rivoltosi armati, e nel seguente giorno ascese le alture di Monteforte. Successivamente nel giorno 3 marciò contro il generale Campana, ed ebbe azione collo stesso il giorno 4. Elogiato da Gamboa, da Paolella, fa reputato irreconciliabile. Ripristinato l'ordine, prestò cau­zione pecuniaria in garantia della sua futura condotta. Colpito da mandato di arresto della Gr. C. Speciale di Napoli Delegata profittò egli dell'abilitazione di recarsi all'estero. Trovandosi in Roma nel 1826 diede motivi di sospetto a quel Governo riu­nendosi di notte con altri esuli, e recandosi sovente a Terracina ed a Porto d'Anzio, onde fu arrestato e consegnato alla Frontiera. Sua Maestà nel Consiglio del 23 novem­bre 1827 prescrisse che questo individuo fosse spedito in Tunisi, come fu eseguito.
Qui questo potente intrigante col segretario intimo, il concittadino GIUSEPPE CHISCTJOLO con tali epiteti sprezzanti si esprimeva in un rapporto del 26 maggio 1834 il console Antonio Girardi 2) era a capo di una combriccola di eliminati. Per antica animosità verso di esso Console sempre a detta di quest'ultimo il Gallo ne attraversava tutti i passi, e guadagnatasi la confidenza di un dragomanno e del cuoco stesso del Consolato che rivelavano i segreti della Cancelleria, eccitava i connazionali a ribellarsi all'autorità consolare, riuscendo ad implicare nelle sue trame anche i monaci dell'Ospizio locale, divenuto fucina di macchinazioni con generale scandalo dei cristiani.
Le manovre di quésta gente asseriva il Girardi sono infinite. Appena giunge un suddito, fòsse anche facchino che viene accarezzato perchè ognuno faccia una parte nella congiura. A chi promette la protezione del nuovo Console, a chi quella di Sidi Mnstafa fratello del Bey, e di altri, a chi denari... Nelle cause che ogni dì vengono innanzi alla mia giustizia, ve ne sono sempre dei malcontenti, perchè non tutti pos­sono aver ragione, quelli vengono subito ricercati ed arruolati nella combriccola... Le cento volte (io) era sul punto di rilegare i capi congiurati a Biscrta, Portofarina, Susa, per qualche tempo onde porre un argine all' indegne manovre, che portano infi­nità di pregiudizi, ma... rassegno il tutto all' E. V. supplicandola di tracciarmi una regola di condona per il casoche il mio soggiorno qua dovesse ancora prolungarsi...
Ma più che tracciare una regola al console Girardi il presidente del Consiglio Duca di Gualtieri incaricato degli Esteri, sapendo che egli era
1) Ivi, cit. Protocollo di Polizia 669, voi. XVI.
2) Ivit Erteri, Affari riserv., fase. 3699,