Rassegna storica del Risorgimento
1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
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1940
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137
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Gli Irpini della rivoluzione del 1820 nell'esìlio 137
Sessa e Maddalena Callo per la grazia del rispettivo marito e padre. Ancora tre anni si fece attendere per Francesco Gallo il permesso di rimpatriare, poiché solo nel 1836 egli fu incluso fra i 54 beneficianti dell indulto del 16 gennaio di quell'anno. Ma ingolfato ormai nel commercio, per cui mediante ipoteca su alcuni suoi beni posseduti in Avellino aveva ottenuto a prestito una rilevante somma dai fratelli Costa di Biserta, rimpatriò nell'estate di due anni dopo insieme col suo domestico Mariano Bertone, ex militare, anche lui graziato. Ma non stette che pochi mesi e ritornò a Tunisi, conducendo con sé la moglie, per riprendere gli affari commerciali. Pare che onesti non gli andassero bene, sì che dopo aver tirato avanti ancora alcuni anni, nella primavera del 1844 egli lasciava definitivamente Tunisi, accompagnato da questa nota del consòie Saverio De Martino al Principe Scilla Incaricato degli Esteri: e ...mi fo un dovere di assicurarla che in tutto il tempo di sua dimora in questa Reggenza D. FRANCESCO GALLO non mi ha dato mai la benché menoma occasione di dolermi sulla di lui politica condotta. *)
H quarto convoglio di espatriati aveva portato a Tunisi, come abbiamo detto, nell'aprile del 1824 DONATO LANZILLO proprietario di San Biagio di Serino. Il 2 luglio 1820 egli ed altri compaesani cospiratori o settari, armati, avevano scorso i diversi casali del loro Comune al grido di libertà e spargendo la voce che in Napoli era avvenuta la rivoluzione ed il massacro del Re; il giorno 4, unitisi alle compagnie di militi di Atripalda, Serino, Solofra, San Giorgio la Montagna' e di altri paesi vicini, avevano sostenuto per qualche ora in San Pietro di Montoro un attacco col generale Campana costringendolo a ritirarsi sopra Nocera; il di seguente erano entrati trionfanti in Salerno e vi avevano proclamata la Costituzione. Un libero passaporto, nella reazione, rilasciatogli dalle stesse Autorità gli diede modo di sfuggire alla causa dei cosi detti rivoltosi di Monteforte, e di recarsi nella Reggenza. Quivi durante la lunga dimora ebbe dalla moglie cinque figli e nel febbraio 1833 a lui si uni anche il fratello RUBINO. Questi per gli stessi motivi era stato esule a Roma ed a Marsiglia, poi, all'avvento al trono di Ferdinando II, coll'e-ditto 18 dicembre 1830 aveva avuto la grazia del rimpatrio ed era ripartito per Napoli; ma non avendo ivi e nel paese natio altri congiunti, pensò di condividere la sorte del fratello in Tunisi. Non sappiamo con quali mezzi D. Donato sostentasse la sua famiglia (forse non doveva essere in forti difficoltà economiche, secondo dimostrano certi rilevanti prestiti fatti da lui a dei musulmani, come accennerò in seguito), sappiamo solo
D Gr. Arai. St. Nap., Esteri, Affari riscrv., fase. 3730.