Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1940>   pagina <138>
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Vincenzo Cannavi elio
che D. Rubino si diede ad esercitare la professione di maestro di lingua
italiana. Allorché nel 1846 un pastore protestante inglese aprì colà un
Collegio di istruzione gratuita per Cristiani, Ebrei e Musulmani, egli vi
insegnò con la retribuzione di 100 piastre mensili. Ma ecco di che cosa
lo mostra capace un rapporto del 12 gennaio 1848 del R. Console al
Ministro degli Esteri in Napoli.
... Il giorno del S. Natale egli scriveva con mia somma sorpresa ed orrore mi fa rapportato che il sig. Lanzillo (Rubino) aveva abjurato al Protestantesimo con tutte le formalità, e cerimonie di quel rito. Un'uomo che comodamente vivea, dell'età di 52 anni, abbandonare la Cattolica Religione, ed abbracciare quella protestante senza un potente principio, non può che considerarsi come un'atto di obbrobriosa immora­lità, e quindi nel partecipare simile avvenimento a V. E. la prego istruirmi quale con­dotta debbo tenere verso ilsig. Lanzillo, cioè se continuare a riconoscerlo, ed assisterlo qual suddito di Sua Maestà o rifiutargli ogni ulteriore protezione.
Ma poco più di un anno dopo, quando quel Collegio si chiuse e per conseguenza i maestri furono licenziati, il R. Console fu lieto di notificar e che il Lanzillo, riconosciuto lo sconsigliato suo passo-, si era presentato al Vescovo dichiarando che per la imperiosa circostanza di dover man­tenere la famiglia di suo fratello e per il timore di essere messo fuori da quell'Istituto diretto da un protestante, si era lasciato indurre ad abiu­rare, ma che del suo indegno procedere dichiarava tutto il proprio pen­timento. Questa dichiarazione per iscritto avvalorata da due testimoni fece riaccogliere in grembo della Chiesa Cattolica l'apostata, con le solenni cerimonie di rito. E superfluo rilevare come questo opportu­nismo, sia la prima che la seconda volta, per quanto si voglia indulgere alle disgraziate condizioni di lui e della sua famiglia, faccia poco onore a quell'espatriato irpino. E nell'urto cogli aspri frangenti della vita che si rivela il nudo carattere delle persone.
Intanto l'altro Lanzillo, Donato, verso la fine del 1846 aveva otte­nuto di rimpatriare, lasciando manchevole dei mezzi per condurre con sé la sua numerosa famiglia appoggiata questa alle risorse del fratello; ma quando esse vennero meno col venir meno dell'impiego furono lagrime voli angustie per tutti! Console, Ministro degli Esteri ed Intendente del Principato Ultra moltiplicarono invano le pratiche per indurre il rimpatriato a rimettere il denaro perii viaggio della sua famiglia. Nell'impossibilità di provveder lui, come vogliamo credere anziché rite­nerlo sordo alla voce di natura e del dovere, provvide alla fine il R. Con­sole a salvare dalla disperazione quelle 6 persone, fornendo nel giugno del 1849 la somma per l'imbarco nonché 100 piastre tunisine, pari a circa 25 ducati, per i loro alimenti fino all'arrivo. Donato Lanzillo frattanto in Senno con suppliche al Ministro degli Esteri era tutto compreso