Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1940>   pagina <139>
immagine non disponibile

Gli Ir pini della rivoluzione del 1820 nell'esilio 139
a rivendicare importanti crediti lasciati a Tonisi e non potuti esigere, secondo lui, per debolezza del Console: 2000 piastre dal moro Regeb Bennor, 1300 da Mohamed Dand e altra somma da Mohamed Benscialia. E tra le reiterate accuse di debolezza rivolte dal Lanzillo al Console e le contraccuse d'ingratitudine dirette da questo all'altro, non sappiamo come finisse la vertenza.
E! rintracciamo ancora un altro sbalzato a Tunisi ed ivi quasi dimen­ticato: LUIGI PALOMBA di Montesarchio, che cospiratore, il 3 luglio del 1820 aveva proclamato la rivolta nel suo Comune e la sera del 4 aveva arrestato il Corriere di Gabinetto che transitava di là, e in Arpaia aveva sostenuto i ribelli, e da tenente legionario era partito per gli Abruzzi a fermare le imperiali truppe austriache. Esiliato in Roma durante la rea­zione insieme col padre Antonio, che ivi morì, subì in Roma la stessa sorte degli avellinesi Gallo e Criscuolo e di Salvatore Susanna di Zungoli, cioè fu sfrattato e poi, consegnato alle Regie Forze, fu spedito nel gennaio 1828 a Tunisi. Ivi per i primi anni provveduto del necessario dalla lon­tana famiglia, viveva, come notava il Console napoletano, con decoro e ben visto nella società degli europei; ed invaghitosi di una stimabile giovane marsigliese, di cognome Raimbert, nel marzo del 1831 la condusse all'altare. Ma dopo qualche tempo crebbero i suoi bisogni e mancarono i soccorsi, e fu quando gli mori la madre, e quando il fratello Nicola, sotto l'accusa di propagatore in Montesarchio della nuova setta J liberali decisi per V indipendenza, andò prima latitante e poi arrestato fu deportato nell'isola di Lipari. Al disgraziato esule non giunsero più allora non so se per colpa dei congiunti o per necessità di cose le rendite di sua spettanza; sicché a lui non restava che l'esiguo sussidio governativo di 12 ducati al mese e qualche piccolo aiuto del suocero: troppo misera entrata per i bisogni di una famiglia accresciuta frattanto di sei figliuoli. Pregò, supplicò da Biserta, ove per maggiore economia il poveretto si era ritirato carico di debiti, persegui­tato dalle pressioni dei suoi creditori: invano. Chiese la grazia di un congedo temporaneo a fine dirivendicare legalmente in patria la sua parte di beni e si rivolse allo stesso Ministro di Grazia e Giustizia: invano. Solo nell'agosto del 1847 Sua Maestà si arrese all'intercessione calorosa del Console e accordò al Palomba due mesi di permesso per andare a sistemare i suoi interessi economici; senonchè una grave malattia della moglie e di due figli gli impedi di partire. Nei maggio del 1848 *> il
i) In questo mese ed anno tre noli esuli sussidiati rimanevano ancora nella Reg­genza, ciascuno con non piccola famiglia: esso Palomba, Luigi La Rotonda dì Ritmerà, che nel 1854 trovavasJ ancora a Tunisi, e Carlo Moschetti di Avcrsa che era impiegato