Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1940>   pagina <153>
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Gli Ir pini della rivoluzione del 1820 nelVesilio 153
larghi, ove avreste potato viver tranquillo ed ignoto, far valere qualche industria, e qualche vostro mezzo, per incaminarvi qui ove non l roverete ad aiutarvi di alcuna maniera, ed ove sarete soggetto a mille disturbi. Figuratevi che il console di Napoli di già à saputo che mi avete scritto, e certamente mi sarà difficilissimo di farvi giungere questa mia senza eh*Egli lo sappia.
Immaginatevi inoltre che ove attualmente siete, vi ritrovate osservato in ogni minima vostra azione, e da tali principi argomentate se questi sono paesi per voi. Mosso dall'antica amicizia vi avverto tutte tali cose, restando poi a voi il decidere, secondo sarawi dettato dalla vostra prudenza ciré'a quello vi convenga di fare. In quanto a me se posso esservi utile in qualche cosa desidero di cuore impe­gnarmi in vostro servizio, e vorrei mandarvi a bordo un poco di vino, ma, temo che questo Console il sappia, e se Egli riferisce in Napoli che io ò avuto pronte relazioni con voi, mi attirerebbe forse il mio allontanamento da quest'Isola, la quale, attese le mie miserabilissime circostanze, assai mi conviene, perchè vi vivo tranquillo e ritirato.
Giacché l'opportunità mi si presenta, desidero di profittarne per pregarvi di qualche cosa che mi riguarda personalmente. Niuno meglio di voi può sapere e cono­scere se io meritai le disgrazie che ò incontrate. Sono stato vittima delle circostanze, e della rivalità de' miei emoli; così è stata la volontà di Dio, e son ben rassegnato a tutto. Voi sapete perfettamente che io non fui tra i cospiratori, né partecipe de* loro piani; anzi sapete del pari quanto io abbonava le rivoluzioni, perchè due volte mi teneste de' discorsi generali su tali materie, e vi ricorderete che vi diedi giornali, vi diedi opere di politica, per dimostrarvi che le rivoluzioni non possono oggigiorno più riuscire in Europa; ch'è incompatibile pc' Militari di prenderci parte; ed infine vi dissi sempre sul tuono di una conversazione generale, che una rivoluzione sarebbe stata la rovina totale del nostro paese. Dopo ciò non più vi viddi, e solamente nel tempo Costituzionale (che meglio diressimo nel tempo dell'anarchia) mi rivelaste in Napoli che,maturatisi i piani della vostra rivoluzione, voi aveste la buona ispi­razione di dire a Pepe, che, prima di decidervi a cos'alcuna, volevate sentire la mia opinione, e che Pepe vi rispose: che se parlavate solamente con me non vi ammetterebbero più ne' loro secreti. Voi aveste la debolezza di conformarvi a ciò, e ne avete esperimentate le funestissime conseguenze. Voi sapete egualmente che io mai ebbi comunicazione alcuna con voi a Monteforte, né mai affatto vi feci assicurare che non vi avrei attaccati. Mandai solo il Giudice Bianchi per indurre tutti voi altri in generale a sottomettervi ed a confidarvi nella Clemenza del Re. A tale proposito mi disse il vostro fratello D. Matteo in Corfù una cosa che io ignoravo, ed è la seguente: che voi cioè allarmato del mio arrivo in Nola, e tro­vandovi nella vostra casa di Avellino, vi furono alcuni i quali per farvi coraggio vi dicevano: Carrascosa è liberale e forse non vi attaccherà", voi chiamaste allora in stanza separata D. Matteo e gli diceste: Io non posso lusingarmi di non essere attaccato da Carrascosa egli è uomo di onore, e subito che gli manderanno soldati ci attaccherà. Questo lo tengo da detto, vostro fratello, come cosa dettagli da voi stesso.
Ecco dunque quel che intendo pregarvi, e voi, a suo tempo, lo farete o nò secondo Iddio vi spirerà. Io devo morir prima di voi, per corso naturale. Quando dunque a Dio piacerà, il più tardi possibile, di chiamar voi, allora, e solamente allora e non prima fate dal vostro letto di morte una dichiarazione cioè a quello che vi costa in coscienza, ed onore, di quanto di sopra ò scritto, e che anche ò accennato nella mia memoria stampata, ove solo non parla dell'affare; di vostro fratello, perchè quando stampai