Rassegna storica del Risorgimento

SAVOIA
anno <1940>   pagina <166>
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Carlo A. Avertati
storia. I fatti sono noti. Sono stati recentemente riassunti dal Lemmi sulla bella e nobile e troppo poco conosciuta rivista Feri. l> Ne parla il già citato Tresal 2> il quale non può fare a meno di riconoscere che la stragrande maggioranza della popolazione restò sorda agli appelli degli agitatori. In sostanza si tratta di un moto dove come spesso avviene il lato economico si mescola con quello politico, ed il primo diventa pre­testo e occasione per suscitare il secondo. Ciò sia detto ad eliminare dubbi sulla eventuale esistenza di un partito francese disposto a morire per la sua fede. H Tresal stesso (fa sempre onestamente piacere demolire gli avversari con le loro proprie armi) ammette che fra gli agitatori pochissimi erano autentici savoiardi e quei pochi non risiedevano da anni in Savoia. Bisogna situare il fatto nel clima caotico che in Francia segui alla caduta della Monarchia del He borghese. Gli attori sono all'inizio operai savoiardi che lavorano nelle fabbriche di Lione. U Commissario del Governo, Arago, considera indesiderabili quanti operai sono in Lione di nazionalità straniera. Il 30 marzo, sotto pretesto che la mano d'opera locale è sovrabbondante, fa licenziare dalle fabbriche i lavora­tori italiani, tedeschi e svizzeri. Un manipolo di costoro si avvia verso la Savoia. Cammin facendo il manipolo, alquanto eterogeneo e composito, si assottiglia. Due giorni dopo arriva alle porte di Gamberi. Il disegno di trarre profitto da una certa agitazione locale causata dalle mancate provvidenze d'ordine economico e fiscale e da una recente, benché insi­gnificante, sommossa operaia (una quarantina d'individui giorni prima aveva inscenato una dimostrazione filorepubblicana rimasta senza eco), quel disegno si profila con sufficiente suggestione alla niente dei capo­rioni. Il mimetismo politico incalza. La rivoluzione parigina è un esempio troppo fresco e troppo eloquente perchè non parli all'animo esacerbato degli operai licenziati dal commissario Arago. Instaurare la Comune a Gamberi può essere un'idea. Soprattutto può costituire una bene­merenza di fronte al cittadino Arago. Niente poi autorizza ad esclu­dere se non le smentite ufficiali, ma è troppo poco che le nuove autorità francesi vedessero mal volentieri la spedizione dei Voraces. Non fu poi per cattiva volontà che Napoleone III non fece la tanto promessa visita ai fedeli sudditi della Savoia quando un infausto Trattato gliela cedette Né fu per colpa di cattiva volontà del Governo repubblicano francese che i Voraces non realizzarono il loro piano,
i) FRANCESCO LEMMI, nei numeri di Fert, giugno-settembre, dicembre 1932XI le prime due puniate. I Voraces in Savoia nel 1848. 2) J. THESAL, op. cit.