Rassegna storica del Risorgimento
SAVOIA
anno
<
1940
>
pagina
<
167
>
Italianità della Savoia
167
destinato a trasformarsi nell'altro dell'annessione della Savoia alla Francia. H fatto è che i Voraces non erano soltanto armati di coltella e di vanghe ma eziandio di fucili. H fatto è che, pochi giorni dopo la spedizione di cui parliamo, alla Camera dei Deputati del Regno vi fu una pubblica discussione, provocata da una interpellanza del deputato savoiardo Palluel, sulle ambizioni territoriali francesi ai danni della Savoia. Sia come si sia, quella che suol chiamarsi l'opinione pubblica fu, a Gamberi, colta di sorpresa. Ma non fu quella la ragione della mancata reazione immediata. La causa vuol essere rintracciata nel dubbio, appunto, che il Governo italiano fosse disposto a lavarsi le mani della faccenda, a lasciare che la Savoia seguisse una sua sorte e magari quella, deprecatissima, di essere unita alla Francia assicurando, in cambio, la Francia qualche Divisione di rinforzo alle truppe sarde per la guerra contro l'Austria.
Ragionamento mostruoso ma rivelatore di una psicologia tutta particolare del momento e, purtroppo, non ingiustificata se si consideri l'atteggiamento delle nostre autorità. All'arrivo dei guastatori repubblicani, che fanno le nostre autorità? Se ne vanno. H Governatore militare (che, del resto, era un valoroso soldato e morì poi si disse, e vogliamo crederlo di crepacuore) e l'Intendente (prefetto) non ascoltarono le preghiere del sindaco si chiamava De Quiny che li supplicava di mettersi alla testa delle truppe e dei cittadini contro gli assaltatori. Quei due partono per Savona. Dal tono della lettera con cui il ministro Avet ordinerà loro di ritornare a Ciamberì si capisce che, scrivendola, doveva arrossire di sdegno e di vergogna. Ma l'insufficienza, la fralezza mentale dei governanti non dice niente contro i savoiardi, anzi dà rilievo al loro pronto riprendersi e insorgere. Alle truppe fu comandato di sgombrare, ma non tutte obbedirono allo stolidissimo ordine. Con quelle che vollero con stupenda indisciplina rimanere sul posto si unirono gli abitanti di Ciamberì e defenestrarono gli improvvisati amministratori repubblicani. Poiché sangue fu versato, i Savoiardi provarono che non invano avevano assicurato il Re di essere pronti a diventare soldati per la salvezza del Trono e della Patria. Il 4 aprile Ciamberì era ripulita. Un grido solo aveva animato i savoiardi: Viva il Re! Quando il Governatore ritornò, un battaglione si rifiutò di presentargli le armi. Il 6 aprile, sul Risorgimento articolo di fondo Cavour definiva inconcepibile la condotta delle principali autorità militari e civili di Ciamberì. Purtroppo le prefate autorità si chiusero, per il momento (ma spiegazioni chiare e suasive non vennero fuori mai) nel solito dignitoso riserbo... Sicché il dubbio dell'abbandono, del tradimento