Rassegna storica del Risorgimento

SAVOIA
anno <1940>   pagina <168>
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168 Catlo A. Avertati
non potè essere ricacciato del tutto. Il Tresal, nel citato libro; rappre­senta così lo stato d'animo degli abitanti: Nous sommes trahis, nous sommes vendus, On nous Hvre à la France en compensation du corps d*armée qu'elle va envoyer à Charles Albert.
E difficile immaginare qualcosa di più toccante che un popolo pronto a dare la vita per il suo Re e soltanto timoroso che l'offerta non torni gradita e dubbioso che nell'ombra sia già stato ordito il baratto della sua nazionalità. Il 9 maggio 1848 il citato deputato PaHuel chiede al Governo piemontese di essere rassicurato sopra le voci che si spargono sulla possibilità di una invasione straniera: Vogliamo sapere se siansi prese dal Governo tutte le dovute precauzioni per respingere i francesi ove pretendessero di por piede sulla nostra terra che è pure la vostra. Vogliamo in ultimo sia dichiarato che la Savoia è cara al Re e al Parlamento come qualunque italiana provincia, come la stessa Torino capitale del Piemonte.
Risponde il Governo per voce del ministro Pareto: La Savoia è il baluardo dell'Italia. Sarà sempre una delle provincie a noi più care. I francesi non entreranno mai in Savoia.
Da Gamberi faceva eco il canto di Alfredo Puget de] Gentil-Maurin:
Nos vallons fleuris rìont plus d'ombre
Le del des nos monts n'est plus sombre, .
Frères, ah! réjouissons nous!
La Savoie est forte, elle est fière!
Poi venne il 24 marzo 1860 con i relativi annessi. Ma, la Dio mercè, i Trattati non sono eterni...
CARLO A. AVENATI