Rassegna storica del Risorgimento

PIO IX ; CILE
anno <1940>   pagina <180>
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ISO Giuseppe Mazzini
Bisogna pensare a ciò che doveva essere, cento e più anni or sono, la vita nella. capitale del Cile per farsi un'idea di quel che sarà stata la permanenza laggiù, del futuro Pio IX.
La città contava allora poco più di cinquantamila abitanti. H paese, uscito appena vincitore dalla guerra contro il dominio spagnolo, stava iniziandosi a quella profonda trasformazione che doveva segnare il passaggio dall'antico regime coloniale alla realizzazione delle idee nuove che erano nel programma dell'ancora incerto governa repubblicano.
Nei rapporti con gli uomini che guidavano la politica del paese, rapporti fre­quenti ma difficili, il canonico Mastai segni sempre fedelmente la condotta e le vedute del suo capo, monsignor Muzi, mostrandosi anzi suo valente coadiutore e con­sigliere, redigendo per lui note e risposte diplomatiche e rivelandosi indubbiamente più affabile, più perspicace e lungimirante di quel che non fosse il vero segretario della missione, monsignor Saltasti, il quale, oltre che nutrire una non celata gelosia o antipatia per il giovane collega, contribuì non poco a dar luogo a questi incidenti che condussero all'insuccesso dell'ambasciata papale.
Il compito di questa era del resto arduo e delicato.
Da un lato: novità di concezioni e di idee ed un impegno deciso a seguire i radicali principi della rivoluzione francese. Dall'altro: fedeltà irremovibile alle vecchie tradizioni e un intimo e tacito rimpianto verso un passato ormai morto per sempre.
I rappresentanti del Cile diffidavano, in cuor loro, della sincerità degli scopi della missione. Sospettavano fosse stata mandata per far opera di sobillazione soprattutto fra il clero che, ad onta che si fosse diviso sotto l'influsso delle idee moderne e benché si trovasse da tempo senza un capo o una guida che ne mantenesse orientate e discipli­nate le file, costituiva tuttavia una gran forza. Pensavano che, sottomano e alla chetichella, si volesse preparare il terreno per il ritorno delle armi di Spagna, di quella Spagna che così di mal occhio aveva visto il riconoscimento dato da Roma al ribelle governo americano.
I messi del papa invece consideravano i nuovi governanti come dei troppo esal­tati e intransigenti radicali. Li credevano ora, non abbastanza riguardosi con loro e ora, poco o nulla ossequienti alla suprema' autorità pontificia. Temevano anzi che volessero avere una marcata prevalenza su di essa, non solo nei rapporti fra Chiesa e Stato, ma anche nelle questioni interne del clero.
H diritto canonico, a cui era tanto attaccato il Vicario pontificio, dava di cozzo troppo spesso col diritto ovile o con le vedute politiche di cui si mostravano paladini i militari che reggevano le sorti del Cile.
Da ciò difficoltà insormontabili, mancanza di buoni e cortesi rapporti e, soprat­tutto, una reciproca incomprensione a cui, d'altra parte, seguirono screzi, satire e pettegolezzi resi più acuti dalle piccole suscettibilità urtate ora, per una male intesa interpretazione di protocolli e ora, da non ben mantenute o osservate regole di etichetta.
Stando così le cose, era naturale che il capo della missione finisse per richiedere i passaporti, stanco ormai di intralci o di inutili trattative e nella convinzione di essere guardato con troppa antipatia trattato con troppa aperta e dichiarata ostilità.