Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX ; CILE
anno
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1940
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pagina
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181
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Pio IX in Cile
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Da questa ostilità e da questa antipatia si salvò il canonico Mastai, sia per il suo equilibrato senso di opportunismo, sia pei suoi modi sempre cortesi e per l'affabilità che lo distingueva e lo rendeva accetto a ogni classe di cittadini.
Dei membri dell'ambasciata, egli è quello che ha lasciato 0 maggiore e il miglior ricordo, anche indipendentemente dal fatto di essere poi stato assunto al trono pontificio. A Santiago c'è ancora qualcuno che rammenta di aver sentito narrare di lui e come fosse bene accolto dallo principali famiglie e benvoluto dagli umili.
La vita santiaghina di allora, specie quella della gente che aveva buona posizione sociale, era delle più intime e ristrette.
L'esistenza si passava, più o meno allegramente, fra feste e cerimonie religiose e lente passeggiate lungo i viali del Tajamar, sulle rive del Mapocho; fra trattenimenti e ricevimenti privati ed escursioni e gite, a cavallo o in calesse, nelle vicine campagne dove, sotto ombrosi pergolati, aspettavano le tavole abbondantemente imbandite, i rinfreschi o le calde tazze di mate.
Fu in quell'ambiente riservato ma cordiale, che il canonico Mastai trovò il diversivo piacevole che lo riposava dal pesante lavoro diplomatico, dalle frequenti funzioni .ecclesiastiche a cui devotamente assisteva e dalle faticose visite e ispezioni ai conventi e ai monasteri che non scarseggiavano certo a Santiago.
E fu alle mense sempre preparate delle buone famiglie che si onoravano di invitarlo che imparò a gustare i mangiari speciali, i dolci fatti in casa e le vivande creole di. cui si ricordava anche assai tardi quando, alludendo a un piatto degli indigeni, in uso presso tutte le famiglie cilene, soleva ripetere, in un facile latino: Beati indiani qui manducant charquicani.
Lo straniero invitato a sedersi a tavola e a prendere parte a conversazioni di salotto e a passeggiate campestri doveva essersi già conquistato la stima e la speciale considerazione dei padroni di casa, alquanto restii a concedere il libero accesso delle loro abitazioni a persone d'altro paese e forse importatrici di mode e idee troppo nuove. Nel caso del giovane Mastai, più. che l'abito e il posto che occupava, fu il suo carattere fine e cordiale quello ebe gli facilitò l'entrata nella buona società santiaghina.
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Arrivato olla capitale di Cile, dopo cinque mesi dall'over lasciato l'Italia e dopo tre giorni di sosta e di riposo trascorsi in un fondo di proprietà signorile, nelle vicinanze del villaggio di Colina, il futuro papa, coi suoi compagni, fu accolto ospite nel convento dei Domenicani della Recoleta, situato allora fuor di città.
Ivi stette soltanto pochi giorni poiché ben presto la missione fu installata in un appartamento del Palazzo direttoriale che dava sulla piazza principale (Plaza Real di un tempo, poi, fino ad oggi, Plaza de Armas) per passare, ai primi di maggio, nella definitiva residenza assegnatale, in una casa d'affitto in Via Valdivia, che era quasi all'angolo della Calle de la Bandcra con quello di Calle Rosas.
Tuttavia è nel convento e nella chiesa dei Padri della Rccoletn che si conservano i maggiori ricordi di Papa Mastai.
Anche oggi quei buoni frati, con una certa compiacenza e con spiegabile orgoglio, mostrano l'umile stanza, mantenuta intatta anche in seguito a demolizioni e restauri, in cui dormiva e pregava U futuro pontefice.