Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX ; CILE
anno
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1940
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pagina
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183
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Pio IX in Cile 183
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Della permanenza di monsignor Mastai in. Cile si ricordano, fra l'altro, le visite che, per ragioni di ufficio* dovette fare Ha citta di Conccption che era, come Santiago, sede di diocesi, e si ha notizia di un drammatico naufragio dal quale potè scampare miracolosamente.
viaggiava egli, in. una piccola nave, da Valparaiso verso il nord, diretto, a quanto pare, a Lima ttel Perù, quando fu sorpreso da una tempesta, in pieno mare, all'altezza di Anca, Il pericolo si presentava grave e imminente. Per fortuna sopragginnsc, con alcuni negri, un coraggioso pescatore di nome Bako il quale, con grandi sforzi, arrivò a condurre in porto l'imbarcazione e a salvarne i passeggeri.
Il giorno dopo monsignor Mastai volle recarsi di persona all'umile casa del suo salvatore e, in segno di riconoscenza, gli regalò anche una discreta somma.
Dalla cattedra di S. Pietro si rammentò ancora di lui e gli mandò altro danaro insieme a un suo ritratto.
dosi fu che il marinaio Bako, datosi al commercio, migliorò tanto le sue condizioni da permettersi di distribuire ai poveri la somma avuta in dono e da poter erigere, sulla costa, presso la sua vecchia capanna, una cappella ornata del ritratto del sommo pontefice.
A un oscuro e modesto pescatore di Arica si deve dunque la salvezza di Colui che doveva salir tanto in alto e aver poi tanta parte negli avvenimenti d'Italia e d* Europa.
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Ma ben altre circostanze si avverarono durante la dimora del Mastai in Cile che quasi furono a un punto di privare la storia del risorgimento italiano di uno dei suoi principali personaggi e la chiesa cattolica di uno dei suoi capi più grandi.
Vogliamo qui riferirci al proposito attribuito al vicario apostolico, monsignor Muzi, di far rimanere il Mastai in America nominandolo suo successore e consacrandolo allo stesso tempo vescovo di Santiago, per risolvere cosi l'ardente questione che si dibatteva fra il rappresentante della Santa Sede e quelli del governo cileno riguardante la persona che avrebbe dovuto reggere le sorti di quella diocesi.
Di questo progetto del Muzi, che non fu certo l'ultima causa dell'insuccesso della sua missione e che, se si fosse realizzato, avrebbe trattenuto fuor d'Italia il Mastai chi sa per quanto tempo, allontanandolo da quel cammino nel quale doveva fare dosi grandi passi, si sono occupati storici e scrittori con giudizi e opinioni diverse, negandolo o affermandolo.
Che monsignor Muzi, credendo forse di interpretare anche il pensiero di Roma, abbia accarezzato l'idea di lasciare il Mastai, del quale aveva piena fiducia e che, per il suo carattere affabile e cordiale, si era conquistate le simpatie di tutta la società cilena, nel suo posto di vicario o di ambasciatore apostolico perche continuasse le trattative dtplomatMiOì'ih coreo col governo del paese e perchè, tenendo degnamente la rappresentanza del Vaticano, giungesse a ristabilire le necessario gerarchie del clero-che mancavano da un pezzo in seguito ai trambusti e agli eventi politici, e cosa questa spiegabilissima e non priva di Maturali e legittime ragioni.
Non s'accorgeva ihyccc-'u Muzi di passare il segno quando pensava di consacrato il Mastai vescovo di Santiago. Con un simile provvedimento egli si metteva in aperto