Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX ; CILE
anno
<
1940
>
pagina
<
191
>
Libri e periodici 191
finisce, con un rapido processo politico e psicologico, per schierarsi nelle file mazziniane. Appena tornato da Parigi, egli partecipa al movimento di Val d'Infcelvi, fallito il quale ripara in Toscana, e, poi, non consacrerà la sua attività che nel sostegno della idea democratica, prima, repubblicana poi. Non è da escludersi che a tanto mutamento di opinioni, per quei misteri del cuore umano, abbia dovuto influire ima sorda, sempre crescente reazione contro la moglie, militante nelle file monarchiche unitarie, appena che è venuto a sicura fondata conoscenza dell'amore che ella ha consacrato a Luciano. Lo Spini non è esente da torti: il Giulini parla, con prudenza piena di significato, di molti suoi difetti; gli amici comuni palesano molti dolori e scarse gioie concesse alla Fanny nel suo matrimonio: ma, indiscutibilmente, nell'orgoglio di marito, deve profondamente incidersi la piena certezza che la donna sua, è tale di nome e non di anima. Infatti, dopo l'aprile del 1848. egli non rimane presso di lei che brevissimo tempo: ritornato da Parigi, la lascia, trascorsi pochissimi giorni, per consacrarsi alle nuove idee che lo vogliono lontano da Milano: né più si ricongiunge, se non saltuariamente, con la consorte, la quale, colpita nel cuore dalla perdita di Luciano, si rifugia, ne' primi momenti del suo lutto, nella ospitalità che i Morosini le offrono, sopra Lugano. Ma, appena sa, che il consorte è malato, in modo che più nulla può salvarlo dalla morte, ella sacrifica tutto per obbedire al dovere di moglie. E fattasi infermiera di Giulio Spini lo assiste fino all'ultimo respiro, il 24 giugno 1852, mostrando cosi quanta fosse la nobiltà del suo cuore. Il ricordo del suo Luciano non si diparte un istante dalla sua anima e per molto tempo non vuole ascoltare proposte di un nuovo matrimonio, che le provengono da amici degni di lei e dell'eroe; fino a quando si decide ad accettare l'offerta di Antonio Allievi che doveva lasciare, nella vita italiana della seconda metà del secolo scorso, nome illustre ed onorato.
Le seconde nozze, che più rispondono alla sua formazione mentale e spirituale, la favoriscono nel continuare instancabile l'opera di patriottismo, in quel cenacolo di fede e di azione che è il salotto della contessa Maffei. Gli ufficiali austriaci lo chiamavano il conciliabolo delle oche del Campidoglio ed infatti esse strillavano cosi forte che destavano non i galli, ma tutti i patriotti lombardi ed italiani. Nel gruppo delle dame, che si raccoglievano attorno alla contessa CI arma, donna Fanny primeggia e ivi fu pensato, preparato, ed alla Spini affidato, l'atto generoso di porre sulla bara di Emilio Dandolo la simbolica corona. Era, questo, per la nobile donna, un modo di vivere accanto al suo Luciano, il cui amore, in altra forma, era- e rimase sempre vivo nella sua anima.
H Manara aveva conosciuto i Bonacini e la Fanny prima che nascesse in loro la alta passione, che li travolse entrambi: il sorger dell'amore fu favorito dall'isolamento nel quale il conte Spini lasciava la moglie. Tra un giovane, ricco di ogni dote intellettuale e morale come il Manara, ed una donna come Fanny Bonacina Spini, fornita di un fascino al quale non sapevano sottrarsi coloro che l'avvicinavano, in un ambiente favorevole, in una comunanza di affetti e di idee, è logico comprendere perchè rapidamente scaturisse una potente fiamma che doveva ardere in loro fino alla morte. Ma essa fu tale che non li fece discendere ad azioni indegne del loro amore: Luciano, per sua moglie e per la madre dei suoi figli, nutrì caldo afletto anche quando il suo cuore non era più di Cannelli a: e verso di questa,Fanny Spini ebbe contegno e parole quali si addicevano alla sua superiore natura.
Non possiara dire, se sia stato un bene od un male, che la prudenza della dama lombarda abbia distrutto tutta la parte dell'epistolario con Luciano che a lei più particolarmente si riferiva, cosi, come siano andate perduto le lettere sue inviate all'uomo del suo cuore. Forse vi avremmo potuto comprendere quanto alta fosse l'anima dell uno e dell'altra; che non si possono macchiare di volgarità coloro che erano dotati di tante virtù, si da idealizzare la più forte passione. E quanto si intendessero Luciano eFanny, denota la lettura delle lettere nonservateci che rispecchiano i pensieri più intimi dello eroe, dall'aprile del 1848 alla vigilia della Bua morte. Egli comprende che per la vittoria