Rassegna storica del Risorgimento

PIO IX ; CILE
anno <1940>   pagina <193>
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Libri e periodici 193
assunto verso l'eroe dei due Mondi. Contegno che, come acutamente nota l'Ercole, non è determinato da ragioni politiche, ma dalle caratteristiche stesse esteriori ed in* terne del garibaldiniBmo, che cosi profondamente stridevano conia serietà, la austerità del Manara. Il quale, se combatte per Roma, nonlotta perla idea repubblicana, fedele come egli è al principio monarchico, né è disposto a versare il suo sangue per la restau­razione del potere temporale* Il suo pensiero manifesta, in modo indubbio, alla contessa Spini,il 1 maggio 1849. Ma una sensibile modificazione avviene nel suo animo nei con­fronti di Garibaldi del quale comprende lo spirito, attraverso le esteriorità che egli ha condannate, fino a che, nominato Capo di Stato maggiore della Divisione comandata dal Nizzardo, ha modo di intendere cosa valga quest'uomo per la causa italiana: Se l'anno scorso in Agosto egli scrive olla Fanny il 28 giugno 1849 la Lombardia avesse avuto qualche uomo energico, quanto sarebbe stata lontana la capitolazione della povera Milano.
Da quel nobile carattere che è, Luciano tace gli errori che Garibaldi commette nella giornata del 3 giugno 1849; il cuore del Manara sanguina per la rovina della causa, per la morte di tanta giovinezza italiana, per la perdita del suo Emilio Dandolo. E convinto che dopo quel combattimento, glorioso per quanto sfortunato, la vittoria è divenuta impossibile e lo dice alla Contessa 1*11 giugno 1849: ma non una parola gli esce che suoni biasimo del suo Generale. L'uomo è tutto in questo silenzio. Ma anche se la rovina si prospetta minacciosa, la resistenza deve esser continuata fino all'estremo,.' Il nostro dramma scrive alla dolce amica che sa di non più rivedere volge al suo fine, forse pochi giorni ancora e poi quest'ultima pagina di Storia Italiana sarà chiusa, ma per Dio si deve chiudere onoratamente, sarà suggellata dal sangue di mille martìri .
L'Ercole sostiene che il Manara volle morire. Per quanto sia arduo il potere intuire quale fosse il suo intimo pensiero, certo è che la sue volontà di immolarsi per la Patria, affinchè il sacrificio della sua vita fosse ammonimento ai suoi contemporanei e sprone alle sorgenti nuove generazioni, è chiaramente espressa nelle parole che, alla ( vigilia della sua dipartito, inviava alla donna della sua anima.
per la bellezza morale di tutto questo epistolario, per la passione patriottica che Io informa, per la fede ne' destini d'Italia, che ne emana, possiamo con fiera certezza affer­mare che esso è nno de* migliori documenti del nostro riscatto nazionale. E riconoscenti noi siamo a Francesco Ercole che ce lo ha fatto conoscere, con quella perspicacia e profonda dottrina, per le quali lo riconosciamo e riveriamo Maestro.
E. PASSAHONTI
Un patriota toscano del Risorgimento combattente e letterato. Ricordi su Agenore Gelli raccolti e pubblicati dal figlio prof. dott. GINO GEI.LT (1829-1887); Bologna Zanichelli, 1938-XYI, in 8, pp. 139. L. 8.
Fra gli uomini dimenticati che collaborarono al risorginento e all'unità d'Italia, va annoverato Agenore Gelli, nato in Sinàlunga il 27 settembre del 1829 e morto a Firenze il 26 aprile del 1887. Pieno d'ingegno e di volontà ferrea, si dedicò, giovanis­simo, agli studi letterari che coltivò con onore pur in mezzo alle più gravi difficoltà. Nel 1848 si arruolò nella Legione Toscana, comandata prima dal generale Ferrari e poi dal generale Laugier: combatte valorosamente sui campi di battaglia di Cintatone e Montanara e rimase con esemplare costanza tra i volontari finché la colonna non fu disciolta. Ritornato in Firenze, tenne per breve tempo il posto di segretario nel Mini­stero Guerrazzi, diventando suo Segretario particolare. Avvenuta hi restaurazione Lorenese, fu dimesso dall'ufficio affidatogli dal Guerrazzi e fino al 1859 rifiutò sempre uffici governativi, preferendo un'onorata miseria al servire un governo che aveva man­cato alla sua fede verso l'Italia. Fu perseguitato dalla polizia e arrestato e messo in prigione a Livorno come cospiratore. Liberato il paeso dal servaggio straniero, per la sua reputazione di valoroso insegnante privato, di oratore facondo, di forbito scrittore