Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX ; CILE
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1940
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194 Libri e periodici
e di 'Storico tra i più eruditi, il Gelli fu nominato professore nel primo Liceo classico fiorentino, diventato poi il R. Liceo Dante Alighieri. L'amore fervido della famiglia e degli studi, l'educazione dei giovani, ch'egli volle sinceri, forti, operosi, la dedizione completa alla patria furono gli alti obbiettivi di tutta la sua vita, spentasi precocemente, quando, nel silenzio della sua ricca biblioteca, si preparava a raccogliere le memorie degli uomini illustri, con i quali aveva avuto, per molti anni, consuetudine devota e affettuosa.
A richiamare dall'ingiusto oblio questa bella figura di vero italiano, onesto, laborioso e coraggioso, e a ricostruirne, attraverso un materiale abbondantissimo di testimonianze inconfutabili, le attività preclare di soldato, di letterato e di cittadino, intende provvedere con nobile pensiero filiale il doti. Gino Gelli, il quale pubblica, intanto, per i tipi dello Zanichelli, una numerosa silloge di lettere inedite, dirette dal padre, nel 1848, dalle varie tappe della colonna toscana, ai suoi genitori e agli amici intimi, durante tutta la guerra.
E un documento del più alto interesse; una specie di cronaca semplice e veritiera, che ci fa assistere allo svolgersi reale dei fatti d'arme più salienti e ci mette a nudo, nel contempo, assieme con gli atti incomparabili di resistenza, di ardimento, di indomito valore, le miserie morali e le discordie che hanno contribuito all'esito infausto dei primi generosi tentativi per il compimento del riscatto nazionale.
A vivi colori e con commosse parole vi sono rappresentati la gioia, l'entusiasmo, la speranza, le sollecite decisioni che agitarono i giovani toscani olla notizia che Carlo Alberto aveva varcato il Ticino. Volano a difendere i fratelli dall'oppressione 'straniera come ad una festa; le privazioni di ogni specie e le lunghe marce sotto la pioggia ininterrotta sono sopportate senza lagnanze, anzi con manifesta allegria. Non vi è che un solo proposito, un animo solo. Sono ansiosi di operare, di battersi. Il primo scontro con il nemico, il 13 maggio, mette in rilievo il loro coraggio e la loro baldanza: per due ore stanno imperterriti sotto i proiettili, nemici, e mentre l'avversario perde più di trecento uomini, di essi non ne muoiono che nove, ma per eccessiva imprudenza e impazienza, avendo traversato la strada quando i nostri face ano fuoco.
Pochi giorni dopo, a Cintatone, resistono per cinque ore, con due soli pezzi di artiglieria attivi, contro una trentina di pezzi di cannoni nemici; e non sono nemmeno duemila, compreso il rinforzo delle truppe regolari, e han di fronte dieci reggimenti e una bnona cavalleria. Piovono d'intorno le bombe, la mitraglia, le palle, i razzi, ma essi li ricevono, annota il Gelli, con la massima indifferenza, scherzando. Un ufficiale dei bersaglieri invita a dar soccorso nel punto più minacciato: la maggior porte della compagnia dei volontari si offre; ed il primo ad avanzarsi è proprio il Gelli, con un giovane di 17 anni. I nemici (è lui che racconta) erano sfilati in stretti plotoni in faccia a noi, in gran numero, e gli resistemmo: mancavano di munizioni; ci ritirammo fuori, mi trovai in mezzo al ponte di Corta ione in mezzo alle bombe e vidi rimaner ferito il mio capitano Giusti in una coscia e contuso nella parte sinistra l'avvocato Rubccehi, mentre io era nel mezzo a loro una bomba mi colse semplicemente la baionetta; vidi rimaner ferito in una mano il colonnello Chigi, ed io ero dietro a lui; stetti molto tempo con alcuni in mezzo al ponte aspettando giungessero altri per respingere i nemici, e il prof. Montanelli animavo: giurammo tutti difendere il posto fino all'ultimo sangue, e morire piuttosto che lasciare il posto; era inutile, i nemici avevano preso il sopravvento: ci sbandammo di nuovo, senza sapere dove andavamo: finalmente conoscendo che era per noi certa la morte, ci ritirammo: tutti eravamo lontani dalla propria compagnia trepitundo tutti sulle sorti dei nostri compagni . I prodi toscani non solo salvarono in quél giorno l'onore, ma costringendo gli austriaci a interrompere il loro cammino permisero all'armata piemontese di concentrarsi a Coito, dove il giorno successivo, com'è noto, in una memorabile battaglia il nemico fu solcnnemcutc battuto.
Ma, purtroppo, dopo la vittoria di Coito precipitano gli eventi. Svanito l'entusiasmo apparente della prima ora, si rivela il dissidio sostanziale dei principi italiani.