Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX ; CILE
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1940
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pagina
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198
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198 Libri e periodici
fine di fatalmente paralizzare valorosa compagine d'ottimo esercito, e giungere, così, col concorso di non molti malcontenti e disonesti, a dividere la pia giusta, avveduta e clemente delle dinastie, dal più felice, tranquillo, fedele e progredito dei popoli.
La realtà è. naturalmente, ben lungi dal corrispondere a contrastanti e. fra loro, lontanissime affermazioni e recriminazioni dei genere. L'opera vasta di accurata rielaborazione scientifica de1 ricordati materiali, fatta da non molti, ma con vivo slancio; a mezzo di faticosi confronti, ed alle luci di notevoli e decisive testimonianze archivistiche, apre, come d'improvviso, orizzonti del tutto nuovi, ed ai più, certamente inattesi.
Il libro del nostro A. è proprio, e non solo cronologicamente, l'ultima parola in proposito. A parte considerazioni di carattere meramente politico e sociale, a parte innegabili torti e fatali tanto, quanto imperdonabili errori 'così della Casa, come del Governo borbonico, a parte, e questo lo diciamo noi, episodi poco simpatici di basse trame, cui rimasero per lo più estranei i fervidi e nobili patrioti locali, e rari e tristi casi di corruzione, ci presenta, anche il Battagliai, Un Re giovane, riflessivo, modesto, tenace, talora incerto ed inesperto, ma sempre valoroso, colto, intelligente, acuto, cavalleresco e buono. Tenera ma risoluta, fantasiosa e romantica ma piena di sereno e fidente ardimento e di incrollabili speranze la regina. Molti uomini di governo e di spada incrollabilmente fedeli, generosamente ardenti, largamente dotati di lungimiranza e di cultura, tanto da saper, con dignità, sostenere e difendere una causa, che spesso intravedean perduta. Un esercito, infine, in massima parte italiano, disperatamente e tenacemente attaccato alla Casa, alle tradizioni, al Paese, capace e smanioso sempre di battersi, fermo al dovere fino all'estremo contro tentativi ed allettamenti d'ogni genere, tale, insomma, da rendere nuovo onore alle solide virtù di nostra gente.
Tutto fu vano e tutto andò perduto, oltre che per l'inesorabile farsi strada di nuovi e più giusti e più umani ideali, oltre che per la notevole abilità e la valorosa condotta dell'avversario, pei vizi deprecabilissimi, inguaribili ed insuperabili, che minavano, o, meglio, che caratterizzavano così le parti, come l'insieme del sistema borbonico; vizi più meccanici, che di principio, anzi vizi tecnici in gran parte comuni ai regimi dei singoli rami della grande Famiglia, e tali ovunque da condurli tutti in sconsolato e tragico esilio.
A parte dunque, le cause generali e provvidenziali, che diedero vita al sogno della unità e dell'indipendenza del Paese, postulando, necessariamente, il definitivo decadimento de* ritardatari e degli oppositori, sta di fatto, che altre spinte, più intime e più interessanti ai fini immediati della scienza, attivamente concorsero ad affrettare l'immane catastrofe. Noi crediamo vederle ed assommarle, in una con FA., nella specifica e spiccatamente borbonica tendenza, volta a sottomettere, in ogni modo e in ogni caso, tutto quanto è Stato a tutto quanto è Corte. La nota ed egocentrica frase attribuita al Monarca francese ne' riguardi di quello Stato d'oltralpe, assai bene mette in rilievo uno dei più tipici e negativi aspetti del classico, e pur ovunque settecentescamente illuminato e giurisdizionalista, assolutismo della Casa. Perchè non ricordare gli splendori di Versailles in stridente contrasto con le miserie più nere e crudeli, le delizie delle reggie di Napoli, di Caserta, di Capodimonte e di Portici, a petto d'un Paese senza ferrovie e senza strade? Le Corti quando credono di governare finiscon sempre, volenti o nolenti* per farlo a mezzo di più o meno palesi favoriti, ed il favoritismo, se riesce ovunque di nocumento, sbocca, allorché si tratta di compagine militare, nelle più gravi e dolorose sorprese.
I Borboni s'abbandonarono sempre, o spesso, nelle mani di lavoriti anziché di generali. L'esercito non ebbe che pochi capi veramente colti e degni. Per questo schiere, che s'illustrarono meravigliosamente sotto Napoleone, s'avvilirono e si sbandarono ogni qualvolta si trattò di difendere la vecchia monarchia tradizionale. L'esercito borbonico non ebbe mai capi capaci di ben condarlo, come spesso meritava, contro un nemico forte ed avveduto* Inutile fate delle esemplificazioni. La vera origine della paralisi* che Io colse di fronte alla doppia invasione garibaldina e regia, è tutta qui. Il Monarca