Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX ; CILE
anno
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1940
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pagina
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200
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200 Libri e periodici
successi, d'inattesi e, spcsao,immeritati rovesci. L'intervento piemontese urgeva inesorabile. Il Re era deciso a difendersi con ogni mezzo; ma, intanto, sfiduciato dei propri generali, cercava invano un capo straniero. L'esercito libero ormai dalle scorie, erìsoìato a distinguersi ad ogni costo, s'abbandonava ai voleri del Sovrano, certo di riprendere presto il terreno perduto, di colpire inesorabilmente l'avversario, o di cadere con molto onore sotto la diletta condotta .di uii prìncipe amatissimo.
Fu ben riordinato sa tre divisioni .fanteria ed una di cavalleria, che s'ondavan schierando fra Capita e Gaeta. Incominciò ad agire con cautelosa dirittura ministero moderatamente reazionario. Operazioni .diversive negli Abruzzi s'iniziavano in maniera, promettente e così pure mosse offensive verso Santa Maria; i fatti d'arme di Caiazzo e di Monte. S. Iorio, furon netto e felice successo, ed ebbero alto effetto morale fra le truppe. Ne venne la battaglia del Volturno. Vi si scontrarono disperatamente fra Mad-daloni, Sant'Angelo e Santa Maria, circa 20.000 garibaldini con 18 pezzi, e 28.000 regi con 42 pezzi. Tra prodigi di valore d'ambe le parti, ai borbonici per poco sfuggi la vittoria. Deficenze d'impiego delle truppe, dovute, al solito, ad imperdonabili manchevolezze d'alto comando, caratterizzate principalmente dalle esitazioni senza fine del Ritucci, dalla cicca ostinazione del Von Mechcl. resero vani pei regi conati degni, veramente, di assai miglior fortuna. E basti, a tal proposito, dire del brillante attacco e presa di Castel Morrone, ostinatamente difeso da una schiera di garibaldini.
Tentativi di ritorno offensivo su Napoli non ebbero più, corso, malgrado instancabili e pressanti insistenze di Francesco II, e sempre per sorda ed irremissibile opposizione del Ritucci, che non si moveva, e s'accontentava di felici scontri di avamposti.
L'ingresso dei piemontesi avvenne, così, indisturbato. Il maresciallo Scotti-Douglas fu clamorosamente sorpreso al Macerone e disfatto. Ritucci dimissionò e Io si sostituì col Salzano, che riordinava l'esercito su quattro divisioni (897 ufficiali, 25.770 uomini, 3791 quadrupedi, 61 pezzi). Risoluto a compiere in ogni modo il suo dovere, respinse l'invito fattogli dal Cialdini di deporre le armi, e giunse a ritirarsi, quasi indisturbato con tutti i suoi dietro il Carigli ano. in grazia, anche, della bella condotta del generale Polizzy, che contrastò a San Giuliano ed a San Giusto forti mosse sarde intese a impedirglielo.
La caduta di Capua dopo vivace resistenza, che non potè durare a lungo pei danni, che essa causava all'abitato, pel decadimento della piazza e per l'immobilità inspiegabile della non lontana massa di manovra, le operazioni offensive della squadra del Persano lungo il litorale, il premere contìnuo dei piemontesi, costrinsero i borbonici a chiudersi in Gaeta, non senza lodevoli, quanto vani episodi, che più e meglio chiariscono il vero animo dei militari e dei molti ufficiali, in quella non Beta fase di sbriciolamento graduale, in azioni talvolta eroiche e sempre inutili, delle notevoli forze materiali e morali tuttavia sussistenti.
Si verificò anche, allora, il e caso pietoso d'un Re, che nel momento supremo della difesa del proprio trono, 6 costretto a liberarsi di parte del suo esercito, come fatale zavorra, che fa più presto precipitare . Ottimi corpi, masse di buona coesione, ben armate, e pronte a morire, furon sacrificate alla dura sorte, spinte loro malgrado a Terracina nel Pontificio, ove deposero le armi ed andarono disciolte.
Con ispirati passaggi, fermezza di tratto, magnanimità di sentire, utile minuziosità, descrive il Battagliai le forti e cavalleresche gesta, che diedero tanto giustamente belle tinte di romantico e commosso abbandono, ai singoli e molteplici episodi del non rettamente notissimo assedio di Gaeta; e della, fino a ieri, alquanto oscura difesa di Messina, ove il Maresciallo Pergola tenne ben fermo, malgrado instancabili conati di traditori, è con pacata signorilità venne stigmatizzando superflue e poco onorevoli minacce. Largo posto, sebbene, a nostro parere, non definitiva, né retta interpretazione, trova, anche, nei volumi dell'esimio A., la lotta, che divampò sinistra e tenace entro e fuori CiviteUa del Tronto.