Rassegna storica del Risorgimento

1821 ; VERCELLI
anno <1940>   pagina <228>
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228 Lamberto Chiarelli
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È noto come la violenza delle prime manifestazioni di rivolta Borprese dolorosamente il bonario Vittorio Emanuele I, sospingendolo all'abdicazione. Da quel momento l'audacia degli uomini nuovi ebbe facile ragione sull'inesperienza del giovane Carlo Alberto, chiamato d improvviso alla reggenza. I più eminenti uomini di governo, vilmente rifiutando le responsabilità gravi e nuove che s'affacciavano, lasciarono coi più puerili pretesti la scena politica, sopraffatti dal ritmo veloce ed infrenabile degli avvenimenti.
In siffatto stato di cose non ci fu settore della vita pubblica, che in qualche misura non risenti dell'incertezza, che teneva un po' tutti.
Creatosi dapprima il centro dissidente di Alessandria, il vivo contrasto che ne segui con Torino fece credere per un istante al tentativo di soppiantare la capitale. Appianatosi poi tale dissidio, il centro rea­zionario di Novara, sorto nel frattempo per volontà del re Carlo Felice, impegnò, una lotta a fondo contro Torino per annullare il movimento costituzionale. Accuse d'illegittimità furono lanciate da ambe le parti per scuotere il principio d'autorità, su cui ciascuna si fondava, ed il turbamento che ne segui tenne seriamente preoccupati gli Intendenti provinciali.
Primo tentativo della loro preoccupazione furono le ingenti somme di denaro depositate nelle tesorerie. Come salvarle da possibili facili assalti, se due autorità, che si proclamavano ugualmente legittime, emanavano a gara ordini che si annullavano a vicenda ?
Nei primi giorni del moto questa drammatica situazione dovette interessare la zona compresa tra Alessandria e Torino. È da credere che la Giunta Provvisoria di Alessandria assunse arditi atteggiamenti e iniziative prepotenti, poiché troppi segni d'imbarazzo palesò a tal proposito la Giunta Nazionale di Torino. Forse ciò fu causato da len­tezze inevitabili di quest ultima e da impazienza dei rivoltosi di Ales­sandria. Il fatto è che questi necessitando di molto denaro per orga­nizzare la fortezza, destinata a base militare nell'eventualità d'una guerra, emanarono il 15 marzo, un ordine perentorio agli Intendenti di Acqui, Tortona, Voghera, Casale ed Asti, perchè trasmettessero subito alla tesoreria di Alessandria i fondi giacenti nelle rispettive casse provinciali.
Ai fini della storia riuscirebbe utile conoscere con precisione la somma, che Alessandria intendeva realizzare con tale ordine. Una