Rassegna storica del Risorgimento

1821 ; VERCELLI
anno <1940>   pagina <232>
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Lamberto Chiarelli
ribelli, presto condussero ad un nuovo tumulto di maggiore portata dei precedenti, che vieppiù preoccupò la Civica Amministrazione. Ne fa occasione il passaggio, avvenuto il 19 marzo, del reggimento Piemonte, il quale secondo le disposizioni date dal de La Tour doveva trasferirsi in Novara insieme con altre forze ritenute fedeli e destinate a formarvi un nucleo armato, pronto ad iniziare la controrivoluzione. Alcuni uffi­ciali, tra cui pare anche lo stesso comandante della Guardia Nazionale, a conoscenza di tali propositi si opposero vivacemente, col concorso di cittadini, a che il reggimento Dragoni del Re proseguisse per Novara e trattennero a forza i superiori e più tardi anche l'incaricato del de La Tour, generale Roberti, sopraggiunto per tentar di rimettere l'ordine. Asserragliarono poi dentro al palazzo municipale il sindaco e i consiglieri, in fama di assolutisti, e quindi avviarono a forza il reggimento in dire­zione di Alessandria, credendo di avere sventato il pericolo. Invece, è noto che altri inviati del de La Tour riuscirono poi a ricondurre, la mattina seguente, il reggimento sulla via di Novara.1)
Il ripetersi, però, di simili tumulti dovette consigliare dei provve­dimenti energici; ma, ai propositi non corrispose la portata delle deci­sioni. Con delibera del 22 marzo era stato, infatti, fissato un servizio notturno al palazzo municipale affidato a due consiglieri per turno come dirigenti per una vigilanza continuata e col sussidio della Guardia Nazionale, incaricata di assicurare gli alloggi ed i trasporti alle truppe che transitavano e di accorrere dóve il caso lo chiedesse. Il Consiglio comunale, inoltre, venne obbligato a radunarsi due volte al giorno per il rapporto delle Commissioni.
Come si vede, erano decisioni di pura forma, che non potevano impedire i tumulti. Ma, è pur da ammettere che nella ridda di noti­zie contraddittorie, che piovevano d'ogni parte, fosse un po' difficile orientarsi. Da Torino, infatti, e da Alessandria giungevano frequenti ed energici i comandi che richiedevano la piena e incondizionata obbe­dienza alla Giunta Provvisoria nazionale e ad essa sola, ma insieme si diffondevano gli allarmi più inquietanti sull'atteggiamento del reg­gente. Da Modena invece tuonava severa e ammonitrice la voce del re Carlo Felice* he dichiarava ribelli tutti coloro i quali avessero aderito
*) Vedi il citato studio di Ci Torta a p. 150 ed il volume del Protocollo generate 1821 al n. 210 (20 inarato), già conservato nell'archivio della R. Prefettura di Vercelli ed ora forse a Torino. Nella sommossa del reggimento Piemonte ebbero parte, a detta del capo di stato maggiore della Divisione di Novara, De Maistrù (vedi A. Colombo nello studio citato), il conte Costelborgo ed il. cavaliere Viancino, ufficiali della Guardia Nazionale Vercellese.