Rassegna storica del Risorgimento
VEGEZZI-RUSCALLA GIOVENALE
anno
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1940
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pagina
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253
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Un assiduo socia della Società Nazionale Italiana, ecc. 253
presidente La Fauna. Ma al principio del 1860, il generale si dimise, per ragioni di carattere politico e pare che commettesse un errore che è stato fatalissimo alla sua reputazione come vuole notare La Farina, il quale aggiunge che la Società non è legata a nessun uomo, ma ad un principio; chi nega questo principio si perde.1) Diventato presidente La Farina e recatosi a sua volta in Sicilia ad occuparsi della sorte del suo paese, una parte dei Comitati provinciali, soprattutto quello di Bologna, voleva staccarsi dal Centrale di Torino e riconoscere come presidente Garibaldi anziché La Farina.
Proprio alle vicende di questi critici momenti appartengono le lettere indirizzate a Camillo Casarini a Bologna2* dal socio G. Vegezzi-Ruscalla, il quale, segretario del Comitato Centrale per le relazioni esteriori, era secondo la raccomandazione del La Farina un uomo dottissimo, anticlericale, devoto alla Casa di Savoia e amatore di libertà.' Lo stesso La Farina se ne accorgeva affermando: è in gran parte opera sua se noi siamo in stretta relazione coi liberali di Germania e di Svezia, dei Principati Danubiani, di Serbia, di Spagna e di Portogallo .
Il Mazzini, che aveva avuto il Vegezzi tra i suoi seguaci di lotta fin dal 1830, scrivendo più tardi a Carlo Blind,3) diceva diltri: Vegezzi-Ruscalla, il segretario della Società Nazionale, diretta dal La Farina, è il più intrigante fra tutti gli intriganti, il predicatore della dittatura, della Monarchia malgrado tutto, ecc. Non è da quel lato che la democrazia germanica dovrebbe rivolgersi. Vegezzi, come individuo, è discretamente buono .
Le lettere del Vegezzi hanno una certa importanza, sia perchè escono da un ambiente quasi ufficiale dove sempre il nostro era a contatto con gli uomini che conducevano i destini dell'Italia, sia perchè lasciano indovinare l'uomo di azione, che sa formulare giudizi sui fatti politici di una grande importanza. Siccome poi qua e là, in queste quattro sue lettere, il Vegezzi accenna anche alla politica fatta dagli esiliati ungheresi in Italia, ricorderò che, già fin dal 1848, ebbe la convinzione che, per assicurare la vittoria italiana dell'unità e della liberazione del LombardoVeneto, dovessero i popoli dell'Europa Centrale, sottomessi all'Austria, ribellarsi perchè, in tal modo, la Francia
i) Epistolario op. cìt.T tom. H, p. 307, lettera a Gaetano Broglia del 29 marzo 1860.
2) Le lettere si trovano nel Musco Civico del Risorgimento di Bologna. Porgo anche qui i più sentiti ringraziamenti al prof. Giovanni Ma ioli, il direttore del Museo, il anale richiamò la mia attenzione sull'esistenza di queste lettere.
3) Cfr. Lettere inedite di G. Mazzini (il più grand esule) all'esule Carlo Blind, Napoli (s. d.), p. 87.