Rassegna storica del Risorgimento

VEGEZZI-RUSCALLA GIOVENALE
anno <1940>   pagina <260>
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Teador D, Onclulescu
Vi ripeto dio ini sarà, gradito il conoscere come andò la faccenda della scissura. Io non domando di essere qualche cosa nella nuova società; so clic mi conviene di essere saldo nel mio nulla.
Per altro, amatore come sono della causa dell'unità italiana ed abbattendo l'Austria ed il Papa, vi dichiaro che sono pronto a fare ciò che mi ordinerete, onde dar vita alla nuova Società, poiché l'antica è ormai decrepita ed inatta ad operare. Ambisco di consegnare a prò della Patria nostra .e, della indipendenza di tutte le nazioni i tardi anni della mia umile esistenza.
Addio. Miei saluti al M. Tanari.
Dev.mo Vcgezzi Ruscalla. Torino, 26/7/60.
IV. Carissimo Signore,
Ali chiedete notizie? Non ho altro fuorché esservi disordine grave in Sicilia ed indolenza colpevole in Napoli. La Sicilia è per l'unione. Napoli no.
Un signore venuto ieri da Parigi mi disse aver detto Napoleone a un siciliano: Fate prestol Paté presto! il che significa come, tardando, la diplomazia ficcherà il naso.
Della società nazionale non ho più nulla, vedo dai giornali stranieri che i miei indirizzi a stampa fecero buon effetto in Germania, Grecia, Belgio, Svezia.
Ora che la Società Nazionale tedesca è per fare qualche cosa di attivo è un vero danno per noi che siano rotte le relazioni mie. Non ebbi cuore di scrivere che mi sono ritirato e per qual motivo. Se ci sanno divisi non avranno più credito a noi. Bisognerebbe che si formasse di subito un'altra associazione per dar peso alla mia voce.
Non importerebbe che fosse piccola o numerosa purché all'Estero non siscriva di quanti è composta. La fu una vera disgrazia la partenza di La Farina senza aver provveduto alla mancanza di autorità per fatto di sua assenza.
Non ho più visto il Conte Festi, né Buscalione, né Nicoli dell'Esperò. Ignoro quindi ogni cosa, ogni peripezia favorevole alla società, che auguro che viva e prosperi, sia chi si vuole il Direttore. Io ho tentato di spargerne l'azione oltre l'Italia, se non ho potuto continuare é forse colpa del mio carattere, che non sa spiegarsi. Nulla di nuovo rispetto alle Marche. So che fino a che non sia più decisa la questione di Napoli. non ai prenderà dal Governo veruna risoluzione, e credo che si opporrebbe ad ogni impresa privata per non aumentare gli imbarazzi che già cagiona la questione siciliana.
La partenza dimoiti emigrati Napolitani, spero gioverà a far muovere l'indolente Napoli, vi è necessità ivi di una rivoluzione, perché allora le questioni delle Marche e dell'Umbria si semplificherebbero, il Papa trovandosi fra due fuochi. Ho notizie che il partito clericale lavora nell'Estense, altro motivo da essere indispensabile la rivoluzione di Napoli per rènderne innocuo le mene e scemarle.
II Ministero è morato a prènderla con vigoria contro i preti e farà ottima cosa. Quivi sono questioni e: convegni con l'Ambasciatore Francese*
In Francia si è desta nella classe operaia alquanto di mal umore parlai con un industriale che mi disse di aver il governo gli occhi aperti e che terrà le cose a segno.
Quanto allo straniero i polacchi ripigliano arditili.